Quinto Sardo: SKnote, gli emulatori e l’evoluzione hardware

 

Francesco Nano: Buongiorno a tutti, benvenuti a questa rassegna di interviste Summer Productive di Scuolasuono.it dedicate al mondo della produzione musicale 3.0. Oggi ho il piacere di  presentarvi Quinto Sardo. Ciao Quinto!

Quinto Sardo: Ciao, ciao a tutti. Vi presento Angelo, se riesco a inquadrarlo.

F.N.: Ciao, Angelo.

Angelo: Ciao ragazzi!

F.N.: Molto piacere. Quinto, non abbiamo ancora svelato chi sei. Tu sei un produttore di software per studi di registrazione, plugin fondamentalmente.

A.: Non più software.

Q.S.: Adesso anche hardware.

A.: Adesso anche di hardware. Aspetta che ti faccio vedere, eccoli qua.

F.N.: Ecco, vedo i tuoi sommatori.

A.: Poi ve li racconto.

F.N.: Dopo ce li racconti. Come iniziamo questa chiacchierata in movimento? Quinto, stai nervosamente camminando per il tuo studio.

Q.S.: Così nel frattempo vi faccio vedere un po’ di giocattoli che abbiamo qua dietro, perché in realtà non è uno studio, ma una sala giochi per grandi.

F.N.: Intanto mi sento come se stessi giocando a Doom con questa visuale. Facci vedere la tua sala giochi, ma prima raccontaci chi sei, qual è stato il tuo percorso di evoluzione professionale, cosa hai fatto in questi anni e cosa stai facendo adesso. Sinteticamente, spiegaci con chi stiamo parlando.

 

Scuolasuono.it - Quinto Sardo

 

Q.S.: Sinteticamente: tanti anni fa ho cominciato a giocare con i software per l’audio e per i sintetizzatori. Poi i computer che avevo a casa magicamente hanno cominciato a farcela a gestire l’audio e quindi è nato tutto il mondo VST, dell’audio virtuale ecc. Non mi sembrava vero e quindi ho cominciato a mettere le mani su VST: programmazione, elaborazione digitale dei segnali e tutte queste cose complicate.

Nel frattempo con degli amici avevamo in comune il sogno di mettere su uno studio di registrazione, come tantissime altre persone: poiché eravamo diventati grandi abbiamo fatto una colletta e avviato l’attività. Quindi fare pratica di studio, insieme alla sperimentazione pratica sullo sviluppo software, sono state due cose che mi hanno aiutato moltissimo a riuscire a sviluppare dei plugin utilizzabili realmente.

Considera che i primi tempi li sviluppavo ma non avendo l’attività di studio non sapevo giudicare se suonassero bene o male, perché in realtà se non ci metti le mani e non li usi non riesci a capire se funzionano bene, hai sempre bisogno del parere esterno. Poi mano a mano questa cosa è diventata un lavoro, perché il mercato del VST, del virtuale, si è molto ampliato: quello che per tanti è stata una disgrazia, cioè gli studi che chiudono perché la gente registra da casa, per noi è diventata una fortuna, perché il mondo amatoriale è infinitamente più grande rispetto a quello professionale, di cui non ci importa più di tanto, e da lì si è cominciato a sviluppare il nostro lavoro. Quindi abbiamo messo su una società che è SKnote.

Abbiamo scelto delle parole che in sia in inglese che in italiano suonassero alla stessa maniera. Lo studio si chiama SKstudio, quindi le puoi leggere sia in inglese che in italiano. Sognavamo un’etichetta SKdisco ma suonava troppo anni ’70 e quindi per ora abbiamo rinunciato. La storia è questa, da quest’anno abbiamo cominciato ad entrare nel mondo dell’hardware.

F.N.: Aspetta, ci arriviamo con calma perché quella è la parte succulenta. Partiamo dal software. Raccontaci intanto questa evoluzione del plugin che avete sviluppato. I vostri plugin puntano al consumer ma non suonano consumer, suonano “da paura”.

Q.S.: Il discorso consumer è più che altro un discorso di marketing. Considera che quando cominciai, ai tempi da solo a cercare di vendere i primi plugin mi trovai davanti al primo problema fondamentale, che in realtà si incontra subito quando si cerca di entrare nel mercato: vendo a prezzi bassi e cerco di venderne un milione, ma passano per scadenti, oppure tengo i prezzi alti e faccio la parte del grande professionista?

Bisogna scegliere subito su che mercato puntare, perché è senz’altro vero che se dài un plugin per 10$ chi vuole fare il professionista automaticamente lo considera scadente. Allora iniziai con prezzi stratosferici: il primo plugin lo proponevo a 279€ che allora, sei o sette anni fa, non era un prezzo esagerato rispetto al mercato, però come primo prodotto di una società che non si capiva se lavorava o fosse una cosa per gioco era un prezzo altissimo. Da lì si è cambiato completamente, siamo passati a politiche diverse.

F.N.: Ne avete venduto qualcuno?

Q.S.: Uno, a Napoli , il nostro primo cliente ancora affezionatissimo.

F.N.: Salutiamo il primo cliente di Quinto!

Q.S.: Non vi dico come si chiama ma è ancora un affezionatissimo cliente. Basta, poi per un anno nemmeno uno. Molto sta nel marketing, se investi nel marketing: da lì sono state fatte delle scelte ecc. Come avrai notato non siamo molto visibili in rete e tanto meno sulla stampa.

F.N.: Bisogna andare a scovarvi.

Q.S.: Si, ecco, queste sono scelte di investimenti economici. Tanti mi chiedono perché siamo sconosciuti. Noi non siamo affatto sconosciuti ma se ti basi solo sui banner che vedi su certi siti non ci vedi e sembriamo sconosciuti ma abbiamo migliaia di licenze in giro per il mondo, delle quali credo anche qualche decina non pirata, e non usiamo protezioni, quindi in realtà va bene, non abbiamo bisogno di proteggerli e nonostante ciò i clienti li abbiamo, con il grande vantaggio che chi decide di comprare uno di questi plugin non ha tutti i problemi di chiavi e codici. In questo modo funziona abbastanza bene, c’è un bel giro.

 

SKnote

 

Comincerei con i sintetizzatori perché la mia passione iniziale erano i synth, la sintesi, quindi i primi che sono ancora sul sito, gratuiti, erano dei sintetizzatori complicatissimi, man mano facendo esperienza di studio ho preso altre strade: nascono nuovi interessi più legati al mixaggio e al mastering che è un mondo completamente separato da quello della sintesi.
F.N.: Quali plugin gratuiti ci sono sul tuo sito adesso?

Q.S.: Ci sono un bel po’ di cose: il primo sintetizzatore si chiama Solo, un’altra parola che in italiano e in inglese è uguale. A casa mia dicevano: “Che tristezza, perché l’hai chiamato cosi?”. L’ho chiamato così come un assolo, perché inizialmente doveva essere un sintetizzatore monofonico molto profondo in programmabilità che si concentrava sui dettagli del suono. Questo si trova in download sul sito; poi diventò polifonico, si è esteso moltissimo.

Ce n’è uno che mi piace moltissimo, si chiama Voices perché è basato su una tecnica che è chiamata delle formanti. La tecnica delle formanti parte dal modello della voce umana, quindi un po’ com’era l’FS1R della Yamaha,  una tecnica che spinse la Yamaha ma a cui poi rinunciò sicuramente per motivi commerciali. Questo Voices è sempre polifonico, molto particolare ed è sul sito.
Ci sono poi un po’ di effetti, dai più comuni tipo un vocoder fino al più assurdo, secondo me, che è un simulatore tipo Leslie di speaker a rotazione.

F.N.: Eccolo l’antenato!

Q.S.: È una simulazione che si basa su 4 coni che devono essere disposti a 90°, si vede sul sito; un po’ una follia però devo dire che l’altro ieri, dopo tanti anni, mi hanno scritto una e-mail in cui dicevano: “Interessante, vorrei sviluppare questo concetto.” quindi qualcuno le legge queste cose.
Questa è la storia dei plugin. Ultimamente moltissimi li abbiamo orientati allemulazione.

F.N.: Al mixaggio.

Q.S.: Cercando sempre di evitare di copiare ogni singolo dettaglio dell’apparecchio hardware, cosa noiosissima, ma cercando invece di trovare perché un apparecchio hardware ha ancora ragione di esistere ed è venduto a 2-3000€, quindi tirando fuori quelle che sono le caratteristiche utili e magari aggiungendo qualcosa di moderno.

È vero che un’emulazione dell’1176 compressore a pet deve assomigliargli ma è anche vero che non abbiamo nessun motivo per non metterci una matrice mid side per esempio, che  in un plugin è praticamente gratis e vuol dire oggi  una somma e una sottrazione, quindi analizzare, capire. Quando mi chiedono come si fa a fare dei plugin tutto sta nel capire cosa devi fare, cosa vuoi come risultato.

F.N.: Quello è il lavoro grosso più che il coding.

Q.S.: Il grosso è lavoro di analisi, di ascolto all’infinito di una cosa finché capisci perché ti piace più di un’altra: quale caratteristica, il tipo di compressione, il modo in cui si muovono le armoniche, tutte queste cose complicate che poi si traducono semplicemente in  sensazioni, in risultati. Su queste cose devi essere onestissimo, perché se provi ad imbrogliare e prendere delle scorciatoie o a tagliare corto con un plugin, pensando che non se ne accorge nessuno e che è abbastanza buono, poi non passa perché dopo un po’ di tempo – anche se inizialmente fa una buona impressione – col passare di 2-3 mesi e l’uso continuato anche le persone meno esperte cominciano istintivamente a non gradirlo più.

F.N.: Interessante questa cosa.

Q.S.: In queste cose bisogna essere molto onesti, se non mi piace non esce.

F.N.: Ti costringe all’onestà intellettuale.

Q.S.: Non è questione di onestà intellettuale ma devi sapere che poi non passa. Non è una questione di principi ma che certe cose funzionano o non funzionano. Se vuoi che durino devi farle funzionare bene. A volte ci sono dei plugin che tengo bloccati nell’hard disk anche per due anni perché c’è qualcosa, ma non so cosa, che ancora non mi convince al 100% e quindi resta fermo. Per esempio, ho tenuto per molto tempo fermo, sta uscendo in questi giorni, un’emulazione del Dimension D, il famoso Cors della Roland che usa moltissimo il mix degli anni ’80.

La parte principale è stata sviluppata in meno di un mese e poi è stato fermo quasi un anno perché c’era qualcosa che non capivo che poi ho capito, sviluppando una cosa completamente diversa. Un’altra cosa che mi dicono spesso nei forum, di cui  mi rimproverano, è perché anziché portare avanti il progetto di prima ne ho aperto un altro.

Soprattutto le persone che sono più appassionate degli oggetti che del fare musica – siamo tanti – ti seguono in un certo modo e magari hanno delle aspettative, stanno ad aspettare la famosa revisione di un certo prodotto che hai promesso. Quando vedono che la revisione non esce ma esce dal nulla una cosa nuova  immaginano che tu sia stato distratto e invece di seguire ciò che interessava loro e hai fatto qualcos’altro: mi rimproverano spessissimo, perché invece di chiudere ciò che avevo promesso ne ho aperto un altro. In realtà sono legatissimi, per esempio la sintesi è utilissima se poi vuoi lavorare sui compressori.

F.N.: Ma come la sintesi è utile per lavorare sui compressori? Non stiamo parlando di sintetizzatori?

Q.S.: Sintetizzatori, si.

F.N.: I compressori non servono a comprimere? Dove c’è il punto di contatto tra queste due realtà?

Q.S.: Il punto di contatto sono principalmente gli inviluppi. Quando il compressore è usato non per fare il suo lavoro originale, cioè quello di comprimere, ma per gestire il susting di un suono è tutta una questione di micro secondi in quanto noi siamo, non so perché, sensibilissimi alle parti millesimali degli attacchi del suono.

F.N.: Millesimali..

Q.S.: Al millesimo di secondo e forse meno, e anche alla forma della curva dell’attacco quindi quando vuoi usare il compressore, come lo usiamo spesso per dare lo snap all’attacco di un fusto di un tamburo, basta che cambi una frazione di millisecondo e non ti dà più quello snap che stai cercando. Cosi come è fondamentale il decay, cioè dalla punta dell’attacco devi improvvisamente, con una velocità ben precisa, scendere al tuo livello di susting, di sostenuto del suono. Di  queste cose prendi molto la padronanza facendo sintesi, perché quando fai gli inviluppi di ampiezza, per esempio, cominci a farti un quadro di come i vari tempi nelle varie parti dell’inviluppo sono importanti e cosi via, tutte le cose sono molto collegate.

La compressione è molto importante per fare poi l’emulazione di consolle, quindi certe cose le capisci emulando le consolle di mixaggio ma ti sono utilissime per fare poi i compressori, per capire perché certi compressori ci piacciono anche se sono vecchi e teoricamente non hanno delle grandi prestazioni, tipo i vecchi dbx.

 

SDC - Stereo Double Compressor

 

F.N.: Perché ci piacciono quei compressori vecchi?

Q.S.: Ci piacciono perché sono difettosi e perché non fanno quello che dovevano fare e se tu riesci ad andare a pescare i difetti giusti e metterli nel modo giusto e soprattutto i range giusti, cioè normalmente le cosiddette costanti di tempo..

F.N.: Un esempio pratico, altrimenti è difficile seguirti, perché tu hai tutto qui in testa però noi..

Q.S.: Ti faccio un esempio semplicissimo: credo ormai due anni fa abbiamo fatto l’emulazione di un compressore del 1949 che è della Geitz.

F.N.: È una macchina che non conosco, ahimè..

Q.S.: Se cerchi su internet Geitz 39 trovi questo bestione azzurro di 40Kg circa di peso. È un limiter valvolare mono che usavano nelle radio per limitare il livello del segnale in uscita, perché dava dei problemi di frequenza. Questo compressore che è molto ben stimato e venduto quando si trova sul mercato, l’abbiamo analizzato e ne ho fatto un modello che è il nostro GST-39, uno di quelli che mi chiedono di più in assoluto. Le caratteristiche per cui piace moltissimo: innanzitutto distorce moltissimo, quasi come un pedale della Boss quando esageri con la compressione, perché comprimere  i 15-20dB a cui noi siamo abituati con i plugin è in realtà una cosa pesantissima.

Comincia a saturare e comincia ad aggiungere distorsione e questa distorsione funziona in un modo molto piacevole. Quindi se tu azzecchi come funziona, cosa che fortunatamente ci è successa, lo vogliono usare tutti quanti. Un altro motivo per cui piace moltissimo è che tiene molto male il livello, nel senso che se gli dai una botta in ingresso ha una specie di rimbalzo, quando un compressore non dovrebbe darti un rimbalzo di livello quando arriva un colpo di tamburo.

F.N.: Cosa vuol dire un rimbalzo? Un rimbalzo nel senso che il volume si alza?

Q.S.: No, è come se rimbalzasse. Immagina invece di avere l’attacco fisso, il colpo netto ha un po’ di rimbalzo.

F.N.: Ma pensa te!

Q.S.: E’ un po’ complicato da dirsi ma nella sostanza vai a leggere cosa dicono di quest’affare.

F.N.: Il plugin vostro si chiama?

Q.S.: GTS39, che è un’abbreviazione per Geitz sa39, per non mettere nomi, questo ha queste caratteristiche. Un’altra stranezza per cui ci piace qualche compressore: ti posso dire che abbiamo fatto il Dbx165, molto conosciuto, usato principalmente per credo rullanti e cose del genere.

F.N.: Ha proprio gli attacchi in millisecondi, in microsecondi!

Q.S.: Si questo è conosciuto perché è anche troppo veloce. Hanno scelto male il range delle manopole sull’hardware,  per cui era conosciuto per non funzionare bene perché, se lasci all’utilizzatore degli intervalli esagerati, la sensazione generale è che non sia fatto bene; in realtà non è che non sia fatto bene ma si può spingere un po’ troppo oltre, però ha un famoso modo automatico per cui premi un pulsante e non fai più niente, non devi nemmeno regolare la compressione e questo modo automatico piace moltissimo.

F.N.: Quello che è definito over easy?

Q.S.: Il cosiddetto over easy, esatto. Piace moltissimo sui rullanti perché il bca, cioè il regolatore di livello, il cuore del compressore che usavano ai tempi, non è bellissimo ma mano a mano che comprime cambia equalizzazione e va molto sulle medie, per cui quando hai la botta della compressione hai anche una botta di medie che escono fuori; questo è un difetto per un compressore hardware, non è una bellezza di progetto elettronico però oggi che ci serve tutto per colorare e per dare presenza, è bellissimo e li vendono.  Valevano praticamente zero  e oggi non li trovi a meno di 1100-1200€ l’uno in Italia, mono e cosi via. Questa è tutta una serie di difetti..

F.N.: E il plugin vostro che emula questo qual è?

Q.S.: Si chiama C165A, C sta per compressore, 165° perché è lui, è chiaro e questo funziona bene, tra l’altro è un plugin e poi, a parte essere stereo,  fai una serie di cosa bellissime come il mixide, il mix tra l’effettato e non effettato,  secein complicata quanto vuoi con delle equalizzazioni sulla secein:  tutte queste cose praticamente gratis che in hardware comporterebbero spese, manutenzione, tarature, gain stage – cioè controlli dei livelli intermedi tra le apparecchiature – e cosi via.
Il top del perché ci piacciono i difetti sono le emulazioni di nastro, di tape machine, e peggio di peggio l’emulazione di consolle. Perché vanno fortissimo le emulazioni di consolle e di nastro? In realtà hanno dei difetti.

 

Quinto Sardo SKnote

 

F.N.: Nel senso che ci sono tanti utenti che li acquistano?

Q.S.: Si, io credo che della nostra consolle ce ne saranno diecimila in giro e noi siamo piccoli. In realtà ci sono una serie di difetti anche pesanti che se li vai a pescare bene poi danno quel risultato, cioè quello che chiunque lo mette sul mix e  poi dice: “Ah ora suona meglio di prima!” senza imbrogliare con i livelli; ho visto che tanti imbrogliano quando attivi il plugin, questo è un trucco famosissimo, non dico i nomi ma su certe macchine l’ho visto fare.

F.N.: Se sono misurazioni tecniche i nomi li possiamo dire.

Q.S.: No, no, non li possiamo fare, questo è marketing al rovescio. Se prendi una consolle quale è la cosa che nel plugin abbiamo copiato:  è la cosa che vale di più. Tutti i difetti, la saturazione sicuramente, mentre un canale di una consolle non dovrebbe saturare mai o comunque dovresti starne molto lontano; tutto diviene un po’ più gonfio come suono perché saturando sta tutto verso i livelli massimi, sia in termini di armoniche, di come si muovono in base alla dinamica e i difetti che consistono in interazioni tra i canali.

Per esempio, quello che chiamiamo cross over, cioè una parte del segnale di un canale che va a finire nell’altro e viceversa, un po’ di contro fasi:  tutti questi disturbi sono quello che danno il plugin che alla fine suona bene e piace a tutti. Il bello è  che quando te lo dice qualcuno anziano, non tanto noi che siamo giovani dell’argomento, ma se te lo dice un vecchio uomo di studio americano che sulle consolle ci lavorava ed ha pure smesso di lavorarci ed è in pensione, vuol dire che qualcosa sei andato a pescarla.

F.N.: Va bene, ma se ha smesso di lavorarci sarà sordo, non sente bene.

Q.S.: Si sordo sicuramente (risate). Insomma questa è la storia dello sviluppo, poi purtroppo abbiamo questo mare di formati che toglie tantissimo tempo ed energia, perché se non avessimo il dst, la u, etas, la ax adesso, poi Propeller  – quello di Reason –  ha provato a fare un suo formato..  Adesso pare che Weiss voglia imporre il proprio formato, infatti smette di sviluppare per Pro Tools e cosi via:  se non ci fosse questo mare di formati saremmo tutti più felici e potremmo concentrarci su cose più interessanti. Queste sono le cose, poi ci sono in questo momento almeno 6 o 7 plugin nascosti che devono uscire e non sono ancora stati presentati.

F.N.: Vuoi darci qualche anteprima?

Q.S.: Quello che a me diverte di più come concetto per ora è uno che si chiama Sound Brigade, cioè la brigata del suono, la squadra del suono. Sono 32 filtri a campana che possono essere sguinzagliati secondo con una certa missione. Ti faccio un esempio: registri una voce, questa voce ha delle armoniche perforanti su certe note che vengono fuori periodicamente e tu non puoi andare a metterci un taglio di equalizzatore perché la rovini. Allora uno degli algoritmi semplicemente dice: andate tutti quanti in giro, state in fila indiana, il primo che trova uno di questi picchi lo attenua ma senza esagerare, se quello dietro di lui lo trova ancora fastidioso lo attenua un altro po’ e cosi via, questo è un tipo.

Un esempio opposto, un altro algoritmo, dice che questo suono di chitarra elettrica è noiosissimo, muovimi un po’ le varie frequenze secondo questi criteri: liberatevi, state lontano uno dall’altro e muovetevi e questo ti dà un po’ di dinamica non nel senso dell’inviluppo del suono complessivo ma dello spettro, muovo un po’ lo spettro. Tutto questo suona complicato ma in realtà scegli un algoritmo, decidi in quale banda deve lavorare e li attivi.

F.N.: E lui fa tutto.

Q.S.: Andando sul lato emulazioni, in questo momento ciò che più mi sta piacendo fare, questo lo anticipo, è quel mostro del master in compressore della Shadow Hills, quello che chiami il mostro nero, alto sei unità con le manopolone di bachelite:  ecco quello là ha già tutte le analisi fatte, tutte le misurazioni, i modelli,  le manopole e tutto il resto e manca solamente la parte di ascolto finché non convince come suono, come comportamento su certe cose. Alla fine finisci sempre per metterle a punto su due tre suoni al massimo, chiudo un compressore sempre su una cassa e su un rullante e da lì si capisce tutto, dal giusto campione di cassa e dal giusto campione di rullante tiri fuori qualsiasi cosa.

Mi è andata liscia almeno ormai 15 volte tra un modello e l’altro, quindi qualche cosa che funziona ci sarà, poi hai voglia di provarlo su voci, chitarra, quello viene dopo, però le cose principali che dicono tutto sono impulsi ibridi come colpi di tamburo e sulle basse e sulle medie. Quelle sono le cose che ti dicono di più.
questo è un po’ di preview. Poi c’è un limiter Level, il successore del Geitz di cui parlavo prima, che ora è fatto in versione moderna dalla Retro, quegli hardware tutti grigi, e cosi via. Ci sono un bel po’ di cose in evoluzione sul fronte software.

F.N.: Come ti muovi per emulare una macchina fisica, quali sono gli step?

Q.S.: Il primo è procurarsi i circuiti, gli schemi, perché senza schemi è difficile andare molto lontano. Prima devi pescare la logica su come funziona per orientarti nell’emulazione e ti fai un’idea generale, poi segue l’analisi a livello tecnico,  cioè segnali di test, swip, una sinusoide che si muove in frequenza, rumore bianco, tutte queste cose. Ognuno ha il proprio metodo, il mio è quello di partire dal capire il circuito, dal guardare il risultato delle misurazioni analitiche, quelle tecniche, analizzatori di spettro, ecc.

Da lì butto via tutto e metto un campione di cassa e un campione di rullante e su quello sto anche per due mesi; man mano che fai questa vitaccia però con in mente i risultati di prima, cominci a capire delle cose del suono, ad identificarle come sensazioni:  per esempio capisci che certe armoniche vengono fuori durante l’attacco fatto in un certo modo. Cominci  ad avere la sensazione e poi da lì lo cominci a modellare – alla fine è la cosa più facile di tutte, una volta che hai gli strumenti – mentre la parte difficile è quella di capire che fare.

F.N.: E nel caso del chorus, quello che hai citato prima, perchè sei rimasto fermo col progetto, dov’era l’inghippo?

Q.S.: Perché i maledetti avevano nascosto dei filtri di fase, i passatutto, gli all pass. Dietro queste macchine ci sono dei geni incredibili, quando vai ad analizzare un compressore dbx, di quelli vecchi, finché non capisci.. Oppure, per esempio, abbiamo fatto l’emulazione del riverbero emt250, il primo riverbero digitale della storia, quello che sembra una consolle di astronave. Se vai a vedere e ti rendi conto di ciò che hanno fatto e come, capisci che oggi è un gioco fare queste cose, veramente uno scherzo ma allora facevano delle cose..

Scopri delle mosse tipo questi filtri sulle fasi; sul compressore c’erano questi filtri perché se hai un attacco che contiene delle basse e delle alte, poiché il compressore quando è molto veloce reagisce quasi sulla forma d’onda, cioè più sei veloce e più ti avvicini alla forma d’onda e non sul suo inviluppo, proprio la sinusoide; un passo è molto lento a salire, un acuto è molto rapido a salire e allora il compressore reagisce diversamente a queste due frequenze.

Allora che fai? Se riesci a ritardare un po’ le basse più delle alte, il compressore reagisce diversamente perché diventa  indipendente dalla frequenza. Cosi la cosa si sta complicando ma è per dirti che se puoi regolare le fasi, rallenti i bassi e acceleri gli alti, il compressore li vede arrivare insieme, diciamo cosi.

 

SKnote hardware

 

F.N.: Vorrei fare un attimo una precisazione per chi ci ascolta: se non stai capendo tutte queste cosine che sta dicendo Quinto è perché non sei ancora arrivato alla lezione dei compressori nel Corso Recording Turbo System. Tiro un po’ di acqua al mio mulino, le cose che sembrano complicatissime se ti vengono spiegate bene riesci a seguirle.

Qualche anno fa ad ascoltare Quinto io sarei svenuto ed avrei spento, invece no, non spegnere questa intervista, andiamo avanti e quando hai finito i moduli relativi alle cose che sta citando Quinto, li  riprendi e vedrai che andrai molto meglio.

Q.S.: Io sto cercando di andare sul semplice ma a volte non è facilissimo, certe cose le sto semplificando più che posso. Questa è la storia di come nascono i plugin. Un altro livello che non è per niente semplice è quello dell’interfaccia e non per il fatto che sia bella o brutta o che funzioni.

Ho imparato che ci sono persone che di mestiere sono specialisti di interfacce in tanti tipi di applicazione; decidere di mettere due manopole che fanno tante cose o metterne cento che fanno ognuna una cosa non è cosi ovvio. Quando cominci vorresti metterne mille di manopole, perché pensi che più lo fai completo e più bello è, mano a mano che vai avanti capisci  invece che devi imparare a capire cosa nascondere all’utilizzatore. Per esempio una cosa interessante è guardare i pedali per chitarra: se vedi un compressore per chitarra, di solito ha solamente due manopole.

F.N.: Una, massimo due.

Q.S.: Dietro in realtà ci sono nascosti diversi parametri, perché hai una soglia, un tempo di attacco, un tempo di rilascio, un makeup gain, cioè il guadagno in uscita per compensare la compressione, ecc.. Quindi questo è un altro livello del lavoro che è molto difficile e che si è evoluto molto più lentamente per me, rispetto al resto, e inizialmente non sai nemmeno che esista questo problema, non te lo poni più di tanto. Ti dici che va bene se sono riuscito a fare una cosa che riesce a comprimere ognuna delle 4096 bande del mio spettro, ognuna per conto suo, e il resto è secondario. E invece questo plugin non lo vendevo a nessuno perché non si capiva nemmeno a cosa serviva, poi ho messo un bella manopola che dice limita dove c’è bisogno e basta ed ora lo usano in tanti, noi qui ci facciamo praticamente ogni mastering.

F.N.: Come si chiama?

Q.S.: Questo si chiama Specter, è  un limiter su multi banda su un miliardo di bande se non ho capito male, un tuttofare per il mastering perché parte dall’equalizzazione semplice statica, l’equalizzazione parametrica poi c’è un equalizzatore dinamico, c’è un limiter cosiddetto spettrale – che cosi suona complicato – che se trova dei picchi nello spettro li controlla.

C’è un saturatore in uscita molto morbido che non si sente, da cui il nome di spettro, e poi c’è un meter di un certo tipo che è il k14, non so chi lo conosce: un meter combinato di picco e di rms cioè di media, che ti fa vedere quanto stai esagerando a comprimere il tuo master  e una serie di altre cose tipo un’equalizzazione sul side per ampliare, un cursore di bilanciamento tra il mid e il side cosi alla fine dai quel tocco finale al brano e tutto quello che serve sul master, in pratica.

F.N.: Perfetto quindi possiamo gettare nel cestino qualsiasi apparecchio mastering e usare il tuo plugin.

Q.S.: No no, questo no anche perché alcune cose bisogna farle poi con altri tipi di attrezzi, tipo l’emulazione del nastro se non si usa il nastro reale non entra in questo tipo di effetti, lo mettiamo sempre dopo. Ci sono tante cose, generare del side dove non ce n’è, col mix side non puoi generare del side dal nulla, puoi semplicemente bilanciare quello che c’è già e allora ci sono degli effetti basati sui delay, sulle fasi, su quello che vuoi che sono di altro genere, quindi non sono inseriti lì dentro.

Un’altra cosa importante è cercare di tenere la coerenza di ogni singolo plugin: se comincio ad inserire in un plugin una cosa che non c’entra niente, gli faccio prendere un’altra strada e non si capisce più cos’è, non va bene. Questa è un’altra cosa che poi si impara a poco a poco, per cui chi ha seguito negli anni i nostri  ha visto che si sono evoluti parecchio, lo hanno fatto sempre seguendo un filo logico e non ci sono doppioni.

Per esempio, se c’è un delay a nastro, lo abbiamo inserito dentro la macchina che emula il delay a nastro e non  su un altro plugin; viceversa se c’è un bisogno di effetti per aggiungere spazialità stereo ad un mix non lo abbiamo inserito dentro quello del mastering, perché è un effetto basato sul delay, è una cosa diversa e quindi è stato separato e cosi via. Quindi  è anche un discorso di scelta della riconoscibilità di ogni singolo plugin, in modo che ognuno sappia dove andare a sbattere quando cerca di ottenere un certo effetto oppure un altro. Questo è un giocattolo bellissimo che riconoscerai di sicuro.

F.N.: Che cos’è, non riesco a capire..

Q.S.: Ti faccio vedere.

F.N.: No…è lui?

Q.S.: Non è lui, è come lui.

F.N.: Ma serve per fare i tuoni?

Q.S.: No, no! Quando prendi un riverbero digitale e selezioni plate, tanti ormai neanche lo sanno, ma stanno intendendo questo.

F.N.: Non è d’oro?

Q.S.: No non è d’oro. Quello d’oro è stato successivo, il primo 140 era d’acciaio, poi hanno fatto quello d’oro per cercare di riuscire a rendere meno spazio, non conosco bene la tecnica. Quando l’hanno fatto d’oro era già un passo successivo, quello originale, l’Mt140, è d’acciaio come questo.

F.N.: Per quelli che ci stanno seguendo e non stanno capendo nulla, spiegaci cos’è.

Q.S.: Questo è un plate reverbe. Quando non esisteva il digitale come si faceva a fare un riverbero di una traccia secca, registrata dentro una cabina chiusa? Si andava in un ambiente reale: un canyon, normalmente la tromba delle scale oppure se volevi un suono brillante nel bagno, e si registrava il suono amplificato, lo si riprendeva e si otteneva un riverbero reale oppure si registrava direttamente nell’ambiente adatto.

La prima invenzione fu questa, elettromeccanica: scoprirono che su una lastra di certe dimensioni, di un certo materiale e spessore e posizionata – un po’ come la corda di una chitarra – in un certo modo se metti uno speaker in un punto, questo bianco, e lo riprendi da un’altra parte.. Non so se vedete i pickup piccolini, quei due tondini metallici.

F.N.: No, si vedono male.

Q.S.: Questo tondino metallico, pickup di chitarra in questo caso, se lo fate vibrare da questa parte con questo speaker e lo riprendete di là si sente un riverbero che è il più bello che puoi fare, molto meglio dei digitali che ci sono oggi. Questo è stato costruito un paio d’anni fa per poi farne un’emulazione, quindi per studiare un riverbero plate e poterne fare un plugin.

F.N.: Che nel vostro caso si chiama?

Q.S.: Si chiama Plate Tone, e in fatti si vede nell’interfaccia un pochino di quest’oggetto, nell’interfaccia del plugin.
Questa sarebbe la nostra regia, ma come vedi ci sono dei lavori in corso. Vi faccio vedere come diventano tre consolle della Bheringer da 100 euro se uno non ha voglia di usarle cosi come sono, non so se si vede. Vedi questa consolle?

F.N.: Sono tre affiancate, mi sembra

Q.S.: Questi sono tre bcf della Bheringer rimontati in una base di acciaio e legno.

F.N.: Ah, non avevo capito. Quindi tu hai praticamente rifatto il case.

Q.S.: Ho sventrato i tre apparecchi e fatto questo controller 24 canali.

F.N.: Ma pensa un po’, lo voglio anch’io il case personalizzato!

Q.S.: Poi questa è la nostra regia come si vede dalle strane forme in giro, queste cose qua.

F.N.: Diffusori..

Q.S.: Diffusori a radici prime, tutte quelle cose complicate e qua c’è la centrale di comando.

F.N.: Ma fate proprio produzione o la usate per produzione di plugin?

Q.S.: No, questo è proprio studio di registrazione, che poi se uno pensa allo studio anziché al software è SKstudio.it. Se si vogliono vedere un po’ di cose ci sono i link e le cose fatte. Di là c’è la ripresa dove eravamo prima e dove ora torno, e qui finisce il nostro studio. Questo è un altro vecchiotto, vediamo se si vede al buio..

F.N.: C’è una tastiera ma non si vede bene.

Q.S.: Il mostro dei synt,  non ve lo posso fare vedere, comunque è il synt Roland con più controlli del mondo e qui siamo nella sala ripresa, con un po’ di antenati; questo è vecchiotto,  pannelli mobili, finestre fantasma perché dietro ci sono quelle vere.

 

Quinto Sardo SKnote

 

F.N.: Prima di chiudere ti chiedo ancora una cosa sull’hardware, dopodiché apriamo la seconda  parte e ti chiederò alcune opinioni sul confronto tra analogico e digitale e, senza fare marketing entriamo nella parte più succulenta. Prima di fare questo raccontaci degli hardware, di questa evoluzione che avete avuto dal software all’hardware.

Q.S.: Noi in studio usiamo quasi esclusivamente software e siamo abituati in questo modo, poi ad un certo punto ci siamo chiesti: se noi volessimo utilizzare dell’hardware, cosa metteremmo qui che abbia un senso tendendolo al minimo, quali sono le funzioni che il software non raggiunge oppure dov’è che si può avere qualcosa in più con l’hardware?

E’ nata l’idea del primo oggetto che era quello che vi facevo vedere prima, una consolle di saturazione, cioè come avere un mixer che satura e che quindi aggiunge armoniche però, anziché farlo come effetto collaterale, togliamo tute le funzioni di mixer di cui non ci importa niente e teniamo solo quelli che una volta erano i difetti ma oggi ci interessano,quindi la generazione di armoniche, la saturazione e cosi via.

F.N.: E lo fa traccia per traccia questo ovviamente, cioè è multitraccia.

Q.S.: C’è questo, vediamo se riesco a farvelo vedere. Eccolo, questo è sventrato e ve lo faccio vedere anche all’interno perché in questo stiamo mettendo a punto delle tarature, si chiama Somma e sono due uno sull’altro;  in questo caso  sono praticamente 8 canali, ogni colonna di due potenziometri è un canale, più le altre due colonne di due potenziometri sono sul master.

F.N.: Quindi è un sommatore, comunque.

Q.S.: Diciamo che se si mette tutto in bypass  si ottiene un sommatore, che è una cosa che non ho mai capito se serve, nel senso che non ho ancora sperimentato abbastanza da dire che la somma in analogico mi interessa, e questo è fatto per farsi sentire; cioè se metto tutto in bypass fa il sommatore e poi ognuno nei forum sta li a discutere se il sommatore serve o non serve ma io mi annoio a farlo e invece questo se vuoi lo fai sentire, perché la manopola di sotto di ogni canale..

F.N.: Scusami ma intendo dire:  sono otto processori da mettere in insert oppure entra 8 tracce ed esce 2?

Q.S.: Guarda, l’uso più tipico:  tu hai il tuo gruppo di tracce di batteria, un microfono per ogni fusto e una coppia di panoramici, ecc., li mandi con uscite separate della scheda a questo apparecchio e puoi selezionare a coppie mono o stereo ogni coppia. Per esempio, mandi al primo canale la cassa, al secondo il rullante, al terzo e quarto messi in stereo mandi i panoramici e cosi via e a quel punto  puoi dosare la saturazione indipendentemente in ogni canale.

F.N.: Ma dopo registri traccia per traccia o registri lo stereo in uscita?

Q.S.: In questo senso è un sommatore.

F.N.: Ah ho capito, ha due uscite.

Q.S.: Esce in stereo,  quindi non sono processori paralleli ma canali di una consolle praticamente con una uscita stereo, ti puoi regolare il mix oppure, se stai facendo il master gli stem stereo tipo batteria, chitarre, voci e tastiere li puoi regolare indipendentemente e ti fai il tuo mix; su ogni canale scegli il modello tra i sei disponibili e poi scegli quanto satura e giri la manopola.

Abbiamo pensato di fare un video, non senti un cambio di volume girando la saturazione, cambia solo il suono perché in realtà il guadagno è quello che va a sforzare la parte che satura ed  è compensato all’uscita:  giro la manopola, cambia il suono ma non cambia il volume. Quindi il mix me lo faccio sul mixer del computer, da lì mi regolo solo il suono e mi riprendo il mio mix in stereo.

F.N.: Ma due manopole a cosa servono, una è per la saturazione e l’altra?

Q.S.: Una è per scegliere tra i sei disponibili su ogni canale, sei modelli di consolle.

F.N.: Ah ok, bellissimo, lo voglio!

Q.S.: E l’altro, quanto satura. L’unico led che c’è per ogni canale ti dice dove sei come saturazione: comincia verde perché stai cominciando a trovare il tetto, il cosiddetto saving, stai cominciando a saturare e poi diventa arancio quando cominci ad esagerare, quando stai saturando parecchio, quindi è un meter di saturazione su un solo led che man mano cambia colore. Sul master c’è un controllo ancora più approfondito perché due bande, puoi dire quante armoniche vengono dagli acuti, quante vengono dai bassi e dosarti la saturazione di nuovo sul master.

F.N.: Che consolle va ad emulare?

Q.S.: Siamo partiti da quella di Stream Bass, le analisi erano state fatte su consolle della tedesca…, allora c’è una coppia di canali ssl, una coppia di canali molto vecchi Geitz come compressori, poi c’è una vecchissima consolle valvolare della Neve e poi, ecco la DT Audio che è una casa tedesca che fa cose bellissime, però non è sul mercato, vediamo sempre in giro Universal Audio e altri:  parlo delle cose professionali veramente serie, tipo questi canali che abbiamo qua che non posso farvi vedere perché c’è buio.

Quindi partendo dai risultati di quelle analisi si è cercato poi di metterli qui ridotti all’osso, in modo da avere solo la parte utile, perché quest’affare non ha una funzione di mixer, ha una funzione solamente di colorare in analogico le tracce e aggiungere, dando un po’ di variabilità e quindi questa scelta di consolle.

Poi sono montabili in cascata, quindi se io sono ricchissimo e ho un sacco di canali in uscita dalla mia scheda, posso montarne diversi in cascata e quindi farmi, ad esempio, un 32 canali. Metti che qualcuno vuole emulare una consolle a 32 canali, prende 4 di questi, li monta uno sotto l’altro in rack e li può linkare in modo da avere un unico sistema di saturazione a 32 canali, un unico bass stereo in uscita e cosi via.

F.N.: Ma suona? Fatti vedere in faccia un attimo.

Q.S.: Vuoi vedere se sto mentendo?

F.N.: Si, assolutamente.

Q.S.: Aspetta. Eccolo!

F.N.: Adesso mettiti sotto la luce e dimmi se questo oggetto merita, se vale la pena e perché.

Q.S.: Ti dico sinceramente che sono gli oggetti dei miei sogni. Sono stati fatti per rispondere alla domanda:  “Che cosa vorrei se dovessi avere dell’analogico e cosa comprerei?”. Stiamo realizzando i miei desideri. Infatti ti faccio vedere che il secondo oggetto lo abbiamo montato qui. Il rack, questo qui sotto, lo usiamo al 100%. Il principio è fare delle cose che useremo.

F.N.: L’altro oggetto cos’è?

Q.S.: Questo te lo posso far vedere con un po’ di luce in più, eccone uno. E’ un equalizzatore passivo stereo che risponde alla seconda domanda: qual è l’altra cosa che i plugin non fanno ancora bene al 100%? Equalizzare gli acuti, aprire gli acuti. Se vuoi la definizione complicata questo è un equalizzatore passivo stereo dinamico parallelo, nel senso che serve ad aprire una traccia; normalmente registri una traccia di batteria e ti suona un po’ chiusa, fai i primi mix e ti suonano chiusi e allora questo è semplicemente un controllo di tono stereo, queste due manopole sono il cuore di questo oggetto: semplicemente tu decidi di quanto aprire gli acuti,quindi sembrerebbe anche uno spreco, è anche un po’ pesante questo oggetto.

Il valore sta nel fatto che è costruito alla vecchia maniera, quindi dentro ci sono dei trasformatori e degli induttori custom ed è fatto a partire dalla tecnica del famoso pultek che tutti cercano, cercando di sfruttare le cose moderne. Per esempio oggi ci sono dei materiali magnetici che una volta non c’erano e quindi puoi fare delle induttanze, dei trasformatori con prestazioni diverse se li sfrutti, poi sfruttare i loro difetti di nuovo: se vuoi le armoniche anche sugli acuti, fai saturare il nucleo del trasformatore e cosi via. In più ha una funzione dinamica nel senso che abbiamo trovato delle reti di componenti al germanio, che è una parola che fa molto marketing..

F.N.: Soprattutto in Germania..

Q.S.: Basta che scrivi germanio su una scatola vuota e ne vendi un milione.

F.N.: Questa potevo tenermela..

Q.S.: Si. Praticamente se esageri con gli acuti che entrano nell’equalizzatore questa rete li fa scendere quindi fa da equalizzatore dinamico, nel senso che quando c’è un picco troppo brillante l’equalizzatore si calma e il risultato è che è un po’ più trasparente, semplificando. Puoi dare molta brillantezza alle tracce in modo molto naturale come fanno i circuiti passivi, cioè induttori e condensatori, in maniera trasparente e vintage come suono, il risultato alla fine è quello.

Questo è completamente passivo, quindi entri col segnale ed esci col segnale un po’ più basso perché i passivi fanno questo, poi lo recuperi con una coppia di preamplificatori microfonici oppure, lasciato cosi com’è, perdi qualche bit.

Stiamo facendo la versione attiva perché abbiamo imparato che chi ha delle catene hardware non ha piacere a fare questi giochetti. Se per esempio lo vuoi montare tra tre apparecchi e altri sette apparecchi, vuoi che esca con il livello con cui entri, quindi è quasi pronta la versione powered, la versione con la spina.

F.N.: Ok, gira la webcam e dicci perché meriterebbe acquistarli. Dicci se suona.

Q.S.: Suonano e suonano bene. Siamo stati alla Music Mess in aprile, la nostra prima esperienza di fiera, proprio per battezzare l’hardware e li avevamo entrambi: quando siamo tornati ne avevamo venduti dieci. Per cui suonano. Il problema è stato quello di fermare questa cosa perché se parti dal niente devi faticare per farti conoscere, partendo dal software si era costituita un’immagine, un tipo di gusto per il suono quindi si aspettavano certe cose e le persone a cui piace quel software pensano che gli piacerà pure questo, c’era una certa coerenza e cosi abbiamo venduto prima ancora di rientrare da Francoforte.

Avendo cominciato con la parte faticosa dell’hardware farne un altro non è altrettanto faticoso e cosi ne abbiamo altri tre nascosti che non vi farò vedere, perché ancora non sono ufficiali ma ormai abbiamo preso questa strada; in questo momento, oltre a questi due, ci sono in lavorazione altri tre prodotti in fase piuttosto avanzata perché a ottobre si va negli Stati Uniti, alla fiera numero uno che è la AES, a New York quest’anno, dove faremo vedere anche quelli. Ci si sta organizzando e vedremo come andrà. Magari ci ritroveremo qui con delle pile di apparecchi tutt’intorno.

F.N.: Li producete voi in laboratorio? Domanda sciocca, se io ve lo ordino chi lo costruisce?

Q.S.: Per realizzare queste cose ci si appoggia moltissimo su fornitori esterni, cioè si comprano i contenitori, si fanno fare le lavorazioni, ad esempio, vediamo se riesco a fartelo vedere..

F.N.: Le mascherine, le forature..

Q.S.: Si, questi per esempio sono incisi con la fresa, non serigrafati, perché era una cosa che ci piaceva di più. Si fanno fare le lavorazioni da un’altra parte, poi si fanno fare i circuiti stampati da un’altra ditta ancora: noi attualmente facciamo solo gli assemblaggi della macchina finita. Ognuna è passata dalle nostre mani però, certo non saldiamo gli stampati né li sviluppiamo, si cerca di fare qui l’assemblaggio,  c’è una parte di taratura che è importante perché su queste cose può cambiare molto da una macchina all’altra.

Hai notato che sono entrambe stereo, anche tutte le altre sono stereo e quando le cose sono stereo in software è banale e non ci si pensa ma in hardware è molto difficile far si che i due canali si comportino esattamente allo stesso modo sempre, soprattutto se c’è della dinamica in gioco non è una cosa facile. Quindi devi scegliere i componenti ma devi anche abbinare left e right manualmente, tarare il tutto e poi, per riuscire a dormire la notte, credere sinceramente che per almeno due anni resterà tarato in quella maniera se no non ci dormi.

F.N.: Allora, ti ho con me quindi ti sfrutto fino alla fine oggi. Ti faccio fare ancora un pezzetto di intervista. Salutiamo tutti i ragazzi che ci hanno seguito in questa intervista e in tutte le altre, e tutto il materiale introduttivo al modo del recording. Un saluto!

Q.S.: Ovviamente le cose più importanti le dirò tra due minuti.

F.N.: È ovvio. Le domande più interessanti le ho tenute per ultimo, chi ci segue è giusto che abbia qualcosa in più. Ti chiederò un confronto tra analogico e digitale, quanto merita oggi spendere in macchine costose, quanto si può realizzare con i plugin, fino a dove ci si può spingere, di tutto questo parleremo tra poco. Ciao Quinto!

 

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