Massimo Sutera: quando l’hardware diventa d’autore


Francesco Nano: Buongiorno a tutti, benvenuti da Francesco Nano in Scuolasuono.it con le interviste Scuolasuono Productive e Recording Turbo System, il corso di home recording professionale che si svolge online. Oggi abbiamo il piacere di fare una bella chiacchierata con Massimo Sutera, ciao Massimo.

Massimo Sutera: Ciao, ciao a tutti.

F.N.: Allora, Massimo vorrei introdurlo così: nel web è abbastanza popolare, tra gli addetti al settore, perché è un noto produttore di hardware, oltre che essere un bassista e un punto di riferimento tecnico per moltissime persone. Prima di introdurre l’argomento che trattiamo oggi, che sarà molto, molto interessante – partiamo da uno schema di un pre-amplificatore e andremo a vedere quali sono le differenze tra il valvolare e lo stato solido, ci aiuterai a comprendere meglio il discorso suono in rapporto alla componentistica – vorrei chiederti, in due parole, se ci racconti chi sei, come sei nato tecnicamente, come sei cresciuto, così capiamo con chi stiamo parlando.

M.S.: Va bene. Per me è molto difficile parlare del mio passato, perché per me è sempre importante il futuro. Comunque parliamo del mio passato. Io nasco come musicista, ho suonato otto anni con Andrea Mingardi, gli Stadio, Lucio Dalla, Luca Carboni,  Zucchero.. Adesso non mi ricordo, ho fatto delle cose anche con Billy Cobham.. Insomma,  cose abbastanza importanti come musicista però, nello stesso tempo, ho portato avanti lo studio dell‘elettronica, quindi ho fatto sia il Conservatorio che..

Non sono ingegnere elettronico, ma sono un perito elettronico. Ho studiato elettronica e, man mano che andavo negli studi a fare dei turni di registrazione ho, praticamente, fotocopiato tutti gli schemi delle macchine. Mentre aspettavo il mio turno per fare la sessione andavo a rompere le balle ai tecnici del suono: “Dai per favore, fammi fare la fotocopia!” per cui ho un archivio immenso.

Ho studiato su quello che già esisteva:  come tutte le cose, si comincia guardando quello che fanno gli altri, bravi, scoprendo poi che magari si può anche migliorare. Negli ultimi anni ho visto che le mie idee non erano poi così campate in aria. Incominciavo a vedere gli errori dei grossi, fra virgolette, progettisti. E alla fine, adesso che ho passato i 50 anni, suono meno e mi son dedicato quasi completamente a questi miei prodotti che sono abbastanza conosciuti.

 

Massimo Sutera

 

F.N.: Senti, gira in rete  una cosa che non ho mai capito se è una leggenda metropolitana o no, e vorrei sentirlo dire da te. A quanto ho capito, i tuoi prodotti sono passati anche dalla Real World Studios e Peter Gabriel è rimasto impressionato.

M.S.: Sono lì.

F.N.: Ok, quindi non è una leggenda metropolitana.

M.S.: Marco Migliari che è, praticamente, il suo capo tecnico, ha il mio quadro equalizzatore, lo usano per fare mastering. Quella è stata una scommessa perché, dopo, sai, ci sono queste cose: “Ah ma tu non farai mai una cosa tipo il 1073 della Neve?”. Allora io cos’ho fatto? Ho preso solamente le caratteristiche scritte e l’ho riprogettato completamente, tenendo solo gli induttori come riferimento perché volevamo fare questo equalizzatore a bobine, ha questo suono particolare e dà l’induzione. Solo che abbiamo fatto una macchina molto, molto più fedele e quindi utilizzabile anche in mastering, senza castrare niente.
Fa parte dell’argomento il fatto che il 1073 o le macchine Neve montano un trasformatore, e questo può essere un vantaggio per chi ama quel suono, ma può essere un grande svantaggio perché in realtà il trasformatore non è fedele. Mettere un trasformatore nel mezzo, non è che ci voglia molto a capire che è più trasparente di niente, no? Una cosa non può migliorare di fedeltà però può migliorare sonoricamente e alcuni confondono questa cosa: può suonare meglio, ma non sta andando meglio, sta andando peggio. Questo è importante da capire.

F.N.: Dopo, se il peggio ti piace è anche questione di gusto, no?

M.S.: Infatti, sono d’accordo con te. L’unico problema è che se io sono un direttore d’orchestra, mi prendo un pianoforte Fazioli che suona da Dio e uso un ampli per registrarlo, dopo, quando me lo fai sentire ti dico: “Ma cosa mi hai fatto registrare? Non è mica questo il suono”.

F.N.: Sì, sì, chiaro.

M.S.: Capisci qual è il problema? Se tu hai un amplificatore di riferimento, quello che registri dev’essere perfetto, identico a quello che tu stai sentendo. Il vero tecnico bravo monta sul palco, sente il suono dello strumento e lo riproduce, fuori, come l’ha sentito. Se pensa di cambiare il suono non è un bravo tecnico. È questo il problema: il vero bravo tecnico asseconda il musicista;  l’arte di sentire il suono sul palco è di riproporlo fuori esattamente identico.

F.N.: Sia live che in studio?

M.S.: In studio ancora meglio, perché stiamo parlando di musicisti bravi, eh? Con chi non sa suonare è chiaro che ci si deve inventare qualcosa che gonfia, qualcosa che aggiusti, però se uno suona bene spegne i microfoni e si sente già bene. Quindi, se tu lo amplifichi e viene male c’è qualche problema.

Un batterista che ha i suoni giusti, se tu gli hai messo 80 microfoni e suona male, significa che qualcosa non va. Deve suonare bene con un microfono, se suona male con un microfono c’è qualcosa nella batteria, nel batterista, nella stanza.
Molto del segreto della registrazione non sono le macchine, ma è l’approccio. Questo è il problema. Se uno approccia bene, perde del tempo su una cassa della batteria, non tanto sul microfonaggio che è importante, ma sul fatto che quello che si sente è bello, perché se è brutto hai voglia girare il microfono, capito? Uno cerca la soluzione per portare a casa il lavoro, ma non è questo lo spirito del pioniere, di quello che vuole, in qualche modo, fare il suo lavoro con passione.

 

Sutera Custom

 

F.N.: Tra le righe, leggo una notevole onestà intellettuale da parte tua. Perché uno si aspetterebbe che un costruttore dica: ”Acquistate subito le mie macchine.” invece non è questo il tuo approccio.

M.S.: Quando faccio delle demo, che faccio personalmente.. Infatti da Peter Gabriel sono andato personalmente, ho preso l’aereo con i miei due pre ampilificatori e sono andato lì, non li vendo senza dimostrazione. Quando vado via, se uno non ha il sorriso non glielo lascio. Questa è la mia filosofia. Per questo non sono ricco e non mi interessa, capito? Morire ricco o morire povero cambia poco, cambia solo la soddisfazione di aver fatto le cose come vanno fatte.

Poi è chiaro che tutti vogliamo star meglio, però, per esempio, non lascio le mie macchine, ho ricomprato anche in mercatini delle macchine che son state vendute:  ho capito che non erano state apprezzate e per qualche motivo le hanno vendute, le hanno usate poco, e io ho avuto il coraggio di prendere il blocchetto degli assegni, chiamare e ricomprarmi la macchina perché non la voglio in giro nel mercatino. Se tu non la vuoi comprare, me la tengo io, capito? Questo è il mio modo di vedere, la vendita a tutti i costi non mi interessa.

F.N.: Sono gioiellini tuoi..

M.S.: Li faccio proprio a mano. Li stagno a mano, li faccio tutti a mano, quindi ogni volta che te ne do uno sono stato tre o quattro mesi dietro una macchina, a farla. Se tu non l’apprezzi, me la prendo indietro e la regalo a uno che la apprezza, preferisco questo. Questo è lo spirito, se non hai questo spirito è come fare il dottore o l’ingegnere, e uno che fa il dottore non può operare se non ha lo spirito di..

F.N.: Di salvare la vita, sì.

M.S.: Penso che sia così anche per un tecnico. Se uno pensa di non crescere lavorando, o pensa che tutti i musicisti son matti perché si lamentano, invece di chiedersi il perché certe cose succedono.. Non sono tutti matti. Io facevo il musicista, quando un musicista venne da me, per esempio Cesare Chiodi – era un bassista, ha suonato con la mia roba dieci anni e quasi tutti i dischi che ci sono in giro son fatti con roba Sutera – è venuto da me e gli ho fatto un equalizzatore, un pre-amplificatore..

Tutta una roba che lui mi ha chiesto e ha registrato con queste, cose custom che io ho fatto per lui. Io non ci suonerei mai, con quella cosa, hai capito? Perché per me quando ci sono bassi e alti è già troppo. Se mi dai un parametrico, siccome non lo so usare, preferisco non averlo, no? E allora, credi, il problema è sempre quello, perché se dai in mano una Ferrari a uno e questo si schianta, non è la macchina che fa il pilota. È importante capire questo. Io faccio delle macchine perfette, dal punto di vista sonoro, che arrivano a 1 milione di hertz, non ne esistono che arrivano a 1 milione di hertz. Quando faccio una registrazione con Fazioli è Fazioli anche dopo, anche quando lo vai a risentire. È questa la differenza.

E’ chiaro che ci sono delle macchine che hanno la loro personalità, hanno il loro periodo storico. Sono stati fatti dischi dei Beatles,  comunque..  Anch’io, quando suono un Fender, anche se ci fosse un basso di nome Pinco Pallino che suona molto meglio, emotivamente sarei più portato a sentirmi sicuro con un Fender, la capisco questa cosa. Quindi faccio, mi riesce anche difficile andare da un musicista e dirgli, guarda, questo.. È molto difficile, devo mettermi lì e fargli sentire le differenze, in maniera che lui, a un certo punto, abbia una convinzione talmente grande che, quando lavora, è lui, è lui l’artefice del suono. Se non decide lui di fare il suono buono, non è l’API,  il Millennium o il Neve: non sono le macchine che fanno il suono.

I Beatles con otto piste hanno fatto i più grandi successi del mondo. Cosa gli dici? Ah, non era registrato bene? Vai a sentire i take, cantavano bene. Ovvio, se gli mettevi anche un Geloso andava bene lo stesso, quindi, mischiare l’arte con la tecnica.. Son tutte cose che fanno parte dello stesso ambiente, che prese una per una hanno una loro logica, ma l’arte non ha nessuna logica. Quindi, stiamo parlando di una piccola goccia che fa parte del punto artistico, è facile che venga fuori l’arroganza di dire, ah no, perché se ci mettiamo a parlare di DB io ho sempre ragione, ma la realtà è che se io ti dico che hai 10 DB non è che suoni meglio.

Alla fine, la vita è sempre una questione di scelte. Io ho scelto di non fare delle macchine con trasformatori, colorate, per il semplice motivo che se le avessi fatte io sarebbero state schifose, perché sono castrato. Le ha fatte Neve , io ho fatto il meglio prima. Poi, se vuoi il peggio, facciamo anche il peggio, capito?

F.N.: Ecco, potremmo iniziare ad avventurarci nel tecnico. A parte che, sì, vorrei chiederti intanto, che cos’è un trasformatore, perché molti di noi non lo sanno. Però, prima vorrei segnalare che, comunque, le tue macchine si possono trovare esposte in Sutera info,  tuo sito web.  E poi c’è un altro sito web, tuo, che fa riferimento a te, che è audiosutera.com se non sbaglio, giusto?

M.S.: Sì.

Massimo Sutera

 

F.N.: Ok. A questo punto, per chi di noi ancora non sa cos’è un trasformatore,  qual è la differenza tra il fatto che ci sia o non ci sia: in due parole potresti aiutarci a capire meglio questo concetto. Dopodiché ci avventureremo nel discorso del pre-amplificatore e ci spiegherai più nel dettaglio tecnico questa questione.

M.S.: Sì. Diciamo che il trasformatore nasce, già da prima perché una volta il transistor non esisteva. Quindi, il trasformatore è una macchina che permette, in qualche modo, di cambiare le impedenze. Per intenderci, se noi vogliamo far fluire dell’acqua da un tubo grande a un tubo piccolo sicuramente non riusciamo, nel tubo piccolo scorre meno acqua che nel tubo grande. Allora l’adattamento di impedenza è fare in modo che ciò che entra è identico a quello che esce e il trasformatore ha questa qualità, che è quella di poter adattare l’impedenza.

Nella valvola il trasformatore è nato semplicemente perché la valvola è ad alta impedenza. Tu non puoi attaccare un microfono alla valvola, perché stiamo parlando nell’ordine dei mega-Ohm. E un trasformatore sai che si parla di 600 Ohm o 150 Ohm. Quindi, il trasformatore che cosa fa? Fa diventare l’ingresso della valvola a 150 Ohm invece che a 1 mega. Questo è il suo lavoro. Chiaramente, siccome è un lavoro tra spira e spira, cioè è una macchina che praticamente ha una spira d’ingresso e una spira d’uscita, adesso non so se vuoi..

F.N.: Vuoi disegnarcela? Ce la fai vedere sul block-notes?

M.S.: Sì, adesso mi è sparito l’aiuto cameraman, è andato un attimo di là, adesso, intanto lo segno, mentre che lui arriva..

Roberto:  Cos’è successo?

M.S.: Volevo fargli vedere il disegno.

F.N.: Ringraziamo Roberto per l’aiuto.

M.S.: Allora, non so se si vede.. Adesso, qui, non so se l’avrete studiato, no, il segno grafico del trasformatore?

F.N.: Sì, all’interno della nostra scuola, Recording Turbo System, parliamo comunque anche di trasformatori.

M.S.: Sì, adesso non c’è bisogno che ti faccio il disegno reale. Questo è il disegno grafico, che ti fa vedere che c’è una spira di ingresso e una di uscita. Cosa succede? Come vedi..

F.N.: Stiamo parlando di un avvolgimento di rame, giusto?

M.S.: Esatto. Come vedi, i due avvolgimenti, cioè il primario e il secondario, non si toccano. Non c’è nessun contatto: questo è il famoso isolamento galvanico dove tu hai il primo vantaggio, quello che se tu metti le masse, se rischi di avere un loop di massa, calandone una tu non hai più nessun rumore.

Quindi, nel caso delle Dial box, per esempio, che sono le macchine più terribili del mondo, quelle che van peggio del mondo – poi ti spiego perché – questa cosa è comoda, perché nel momento del bisogno, quando sei sul palco, quando arriva un ronzio, se non sei capace di cavare i loop di massa, perché il problema è quello, e poi è anche un problema di velocità, perché hai sempre gli artisti che ti soffiano sul collo, quindi la Dial box in cinque secondi risolve il problema…

Avendo questo isolamento galvanico e staccando il gownd-lift, ti leva il ronzio. Il ronzio è dato, praticamente, dalla spina di alimentazione delle macchine, che ritornano nel jack, nella massa. E, quindi, chiude un loop. E siccome un loop è un trasformatore, tutti i trasformatori che son vicini fanno induzione e si sente ‘mmmm’, quel famoso rumore di ìmmm’. Basta rompere questa spia, e va via. Quindi non è difficile. Il problema è che non tutti lo sanno, e quindi dicono mettiamo la Dial box. Perché la Dial box non è la cosa migliore? Perché la Dial box è fatta per entrare in un ingresso mic, che ha almeno 60-70 DB. Quando noi abbiamo già un segnale linea. Quindi, cosa fa questa macchina? Lo attenua di 60 DB e dopo lo dobbiamo riamplificare in 60 DB. Che senso ha? Praticamente, l’abbiamo amplificato due volte. È chiaro che andrebbe meglio se fosse diretto..

F.N.: A discapito del rapporto segnale-disturbo, no?

M.S.: No ma va tutto male, mi devi anche capire, quando io dico male cosa succede? Questi sbalzi di segnale non saranno mai riportati. Il segnale, quando è riportato allo stesso livello dopo tutti questi processamenti non sarà mai più integro. Succede che il trasformatore non ha la capacità infinita di seguire i trasgenti. Nel senso che, se arriva la botta forte, lui la comprime, perché il materiale di cui è fatto – che sono granuli orientati – più di un certo magnetismo non riesce a sopportare.

Infatti, quando tu guardi le caratteristiche di un trasformatore arriva fino a più 20 DB. Se tu vai a più 30, lui rimane a 20. Ed è quel famoso ass, quella specie di distorsione che piace. Hai capito? Però non va bene. E siccome la distorsione THD si misura in armoniche, se ha più armoniche sta distorcendo, non va meglio. Quindi, chi dice che è migliore ma non è che realmente è migliore. Quando vai in distorsione per fare una misura di distorsione non fai altro che prendere una sinusoide, metterla in ingresso, sfasarla con quella di uscita e ciò che rimane è distorsione. Capisci? Le armoniche sono distorsione. Quindi non è un pregio.

 

Sutera info

 

F.N.: Allora, ritornando al discorso dell’utilizzo del trasformatore le tue tecnologie non ne fanno uso, per queste ragioni.

M.S.: No, non ne fanno uso per il semplice motivo che preferisco avere qualche problema nello spiegare alla gente.. Perché un altro vantaggio del trasformatore – adesso sto parlando di vantaggi – è l’isolamento galvanico. Il secondo è il fatto che è a prova di ignorante, volendo dirla breve, perché qui qualcuno ha sempre voglia di infilare negli ingressi delle Phantom delle robe strane, con questi patch-bay un po’ improvvisate: ognuno infila nell’ingresso quello che vuole e scoppia, si rompe. Perché, purtroppo, non è infinito. Col trasformatore questo non può succedere, perché non c’è nessun contatto con la parte attiva che viene risparmiata, quindi dà l’idea di una macchina più robusta. Vedi che i vantaggi vengono fuori..

Un altro vantaggio è quello che, essendo limitato di banda, la radio-frequenza, cioè l’FM, difficilmente entra ed è un vantaggio, perché essendo una bobina ha una frequenza di risonanza, non è piatto. Non è una cosa fedele del tutto. Per cui quando tu fai broadcasting, quando tu fai radio non ti entra dentro.. Infatti, se vai a vedere tutti gli Studer, tutte queste macchine non le usa nessuno perché non si possono sentire, tra i registratori a 24 tracce la roba della Studer non si può sentire, sono castrati così.

È chiaro, però, che queste macchine quando fai una radio FM non ti dà nessun problema però, il suono è quello che è. E’sempre una questione di rendere immuni le macchine, commercialmente, anche perché se io faccio un pre,  mi richiamano dall’America e mi dicono che sentono la radio dentro, devo andare in America e sistemarlo. Quindi  già devo produrre una macchina che mi dà la sicurezza che non mi chiamino ogni cinque minuti, capisci qual è il discorso? Questo è un altro vantaggio del trasformatore.

Le mie macchine hanno circuiti elettronici molto più complessi, molto più complicati, perché col trasformatore si risolvono anche cose circuitali. Tu ne metti uno in testa e uno in coda, poi il circuito in mezzo è un amplificatore..  L’API ce l’ha a componenti discreti. Il Neve ce l’ha a transistor, il Millenium ce l’ha a valvole, però stiamo parlando sempre della stessa configurazione.

Trasformatore d’uscita, che serve a sbilanciare perché dentro una macchina il segnale gira sbilanciato, normalmente. Anche perché sarebbe molto difficile usare tutto doppio, l’errore è talmente tanto che conviene sbilanciare. Questo è il punto. Poi, dovresti fare tutto doppio e sarebbe intarabile, se non lavori in digitale è impossibile. Quindi, c’è la testa che è l’adattatore di ingresso, l’amplificatore, che è in mezzo, che può essere valvolare o a transistor, e il trasformatore d’uscita, che riporta al bilanciato. Questa configurazione è la stessa anche per i miei pezzi, solo che invece di avere un trasformatore hanno un circuito bilanciatore, a bassissimo rumore, che monta 36 transistor a cancellazione di rumore; chiaramente non è indistruttibile e se gli vai a mettere cento volte l’ingresso, lo spacchi.

Fortunatamente, le mie cose sono garantite a vita, quindi io le aggiusto sempre e lo faccio anche gratis: da me nessuno ha mai pagato. Il vantaggio del trasformatore, soprattutto, è un vantaggio pratico. Poi ci sono alcune macchine storiche che suonano, e queste specie di difetti che hanno i trasformatori, che sono queste distorsioni, questo intubamento, danno l’idea di un punch, di un qualcosa che, in un brano, ci sta. Però, se tu questo ingrediente lo usi in un master, è bello se ne metti uno. Ma se tutto il master lo fai così, diventa una telefonata, diventa come un parametrico tenuto in centro, suona tutto ‘Oooooohh’  e invece è bello se hai dentro una cosa fedele, è come una salsa.

Quindi, pensare di avere un banco Neve è una stupidaggine perché vuol dire registrare tutto con quella caratteristica e quindi, dopo ti ritrovi quel suono. Allora, diventa interessante usare i pre-amplificatori come parte dell’arrangiamento.

Il tecnico fa parte del gruppo, in quel momento propone, oppure vuoi sentire la voce fedele, allora prendi un Millennio, prendi un Sutera: vuoi sentire la voce,  questo è la conoscenza della macchine. E la conoscenza delle macchine ti porta ad usare le salse in un’altra maniera. Mentre lavori – adesso lo sto facendo per Malavasi, tutta roba fedele – se sei un mastering e fai un mix devi sentire così, non puoi sentire che hanno il Neve e adesso lo vendono, capito? Bisognerebbe conoscere le qualità della macchina, in base al prodotto, non è che è Neve è Neve: c’è il 1073, ottima macchina. Il 1081 è un’altra macchina bella e io la terrei nel mio studietto, mi piace molto. Però non è definitivo.

Sono macchine che tu hai, dici: “Aspetta, fammi provare con questa”  dove non hai la soluzione.Se devi fare un’orchestra sinfonica non puoi usare quella roba, perché un oboe diventa un’altra cosa, proprio per questo fattore. Quando io ho dato i pre-amplificatori a Ennio Morricone per fare la colonna sonora del film – non mi ricordo come si chiama – ha annusato gli Shure per fare i flauti. Lui mi ha detto: “Io non ho mai usato uno Shure per fare il flauto, sul pre andava benissimo”. Questi pre-amplificatori ti fanno usare bene tutti, tutto il tuo set di microfoni, anche se non sono buoni riescono a dare un senso anche ai microfoni che non ti sembrano buoni. I pre-amplificatori devono avere questa..

F.N.: Molto chiaro, molto chiaro il tuo punto di vista.

M.S.: Non vorrei essere prolisso, però io mi appassiono..

F.N.: Allora, siccome i tempi stringono, arriviamo alla fine della prima parte di questa intervista. Adesso ci farai uno schema di un pre-amplificatore, vedremo nel dettaglio quello di cui abbiamo parlato e spenderemo anche due parole sulla componentistica, sulla circuiteria. Per fare questo salutiamo i ragazzi che rimangono all’esterno, rimaniamo solo in compagnia degli allievi di Recording Turbo System e proseguiamo la nostra avventura con Massimo. Ciao Massimo, grazie mille.

M.S.: Ciao ciao!

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