Dario Paini: la progettazione acustica e architettnica di uno studio di registrazione


Francesco Nano: Buongiorno a tutti. Benvenuti in Scuolasuono.it in compagnia di Dario Paini. Ciao Dario!

Dario Paini: Buongiorno a tutti voi.

F. N.: Allora Dario, come definirti? Intanto grazie mille per essere qui con noi.

D. P.: Grazie a voi.

F. N.: E’ un piacere averti qui perché in effetti all’interno del ciclo Scuolasuono Productive non ci è mai capitato di registrare un’intervista con un ingegnere specializzato nella progettazione di studi di registrazione. Abbiamo avuto a che fare con Claudio Nordio, il tuo alter ego.. Ah ah ah!

D. P.: Ne ho sentito parlare..

F. N.: Ne hai sentito parlare. Ci lavori spesso a quanto pare.

D. P.: Sì.

F. N.: Tu progetti e lui realizza. Però, sai, è sempre bella la sfumatura tra chi mette le cose in opera e  chi le pensa, per cui sentiamo anche il tuo punto di vista. Per prima cosa io ti chiederei gentilmente di raccontarci la tua storia professionale, come sei nato, cresciuto e come ti sei evoluto sotto il segno della progettazione acustica e quali sono state le tue esperienze. Ti lascio la parola, conduci tu tranquillamente.

D. P.: Grazie mille. Se vuoi parto proprio dalla mia formazione, diciamo universitaria e ti racconto che cosa è successo.

F. N.: Possiamo partire anche dall’asilo..

D. P.: Va bene, ah ah ah! Mi sono iscritto alla facoltà di ingegneria a Milano per tanti motivi, anche per condizionamenti esterni, se vuoi, come sempre succede quando non si ha molto chiaro che cosa si vuole fare da grande. La cosa interessante di questa facoltà, di quello che almeno è successo a me, è che ingegneria mi ha permesso di non specializzarmi in qualcosa di molto, molto particolare prima di tutto, e poi mi ha permesso di avere una base teorica, almeno dal punto di vista della fisica, della matematica e della fisica tecnica etc. relativamente solida.

Questo mi ha permesso, in maniera simpatica, di rimandare che cosa volevo fare da grande al dopo la laurea, ma ugualmente di avere delle basi tutto sommato buone, nonostante la mia capacità: la mia voglia di studiare non è che sia mai stata, come dire.. Non sono mai stato un secchione, mettiamola così. Mi sono laureato prima di tutto facendo una tesi su una valutazione di un software di simulazione acustica che era Ramsete, sviluppato dall’Università di Parma. Angelo Farina era l’autore.

F. N.: Angelo Farina sì, sì. Ha anche una camera anecoica mi pare, fa test in laboratorio..

D. P.: Sì, penso proprio di sì.

F. N.: E’ un personaggio di rilievo nel campo dell’acustica italiana.

D. P.: Sì, e devo dire che durante le fasi della tesi mi ha sempre aiutato molto. Gli spedivo un sacco di mail e mi ha sempre risposto con garbo e con competenza. Quindi, se posso lo ringrazio anche adesso pubblicamente.

F. N.: Lo ringraziamo e facciamo anche un po’ di pubblicità, mettiamo dentro anche il suo sito: Angelo Farina.

D. P.: Perché no? Dopo la laurea mi sono iscritto ad un corso di acustica a Ferrara, dove ho avuto la possibilità di rincontrare Farina ma non solo lui, anche il Professor Pompoli e tutto lo staff di Ferrara.

F. N.: Abbiamo qualcosa in comune: anch’io ho fatto la scuola per tecnico acustico competente a Ferrara, vedi? Sono passato da Pompoli.

D. P.: E vedi.. Pompoli, devo dire la verità, è un’altro dei personaggi..

F. N.: È un signore..

D. P.: .. Personaggi importanti: un signore prima di tutto, nel vero senso bello della parola. Mi ha aiutato anche lui tantissimo. Dopo aver frequentato il corso sono ritornato spesso a Ferrara, venivano organizzati dei corsi, dei piccoli seminari di due, tre, quattro giorni e ho cercato di frequentarli tutti perché volevo approfondire alcuni aspetti dell’acustica, chiaramente. E’ stato Pompoli a finire il mio dottorato, che nel frattempo avevo cominciato, a Copenaghen.

Questa cosa mi ha dato la possibilità di andare a Copenaghen e là ho cominciato e finito la mia tesi di dottorato, che riguarda l’acustica delle piazze, degli spazi aperti, un argomento interessante per tanti motivi. Prima di tutto perché nessuno aveva mai investigato. In più la piazza, soprattutto nei periodi estivi, diventa teatro, no? Diventa un posto di aggregazione sociale e un posto dove effettivamente la gente suona.

Anche la strada ha queste caratteristiche ma la piazza si presta ovviamente meglio per contenere delle persone, per cui mi interessava capire che relazioni ci fossero tra l’acustica della piazza e la piazza stessa, dal punto di vista architettonico e storico.  All’interno di questa tesi ho fatto alcuni esperimenti, alcune misure. Se vuoi ci sono i mie articoli su paini.

 

Scuolasuono.it: Dario Paini

 

Si possono scaricare liberamente anche gli articoli che ho scritto in fase di dottorato. La cosa interessante è che ho avuto la possibilità di fare molte interviste a musicisti, a persone che solitamente suonano e vanno ad ascoltare concerti all’interno di una piazza, nei periodi estivi e sono uscite considerazioni interessanti.

Prima fra tutte è che spesso il contesto architettonico e storico, in qualche modo supplisce alle carenze acustiche di una piazza. Per cui, nonostante la piazza possa non suonare bene, perché magari ha dei ritardi, provoca degli effetti echo o flutter echo  eco in certi casi. Nonostante questo, se la piazza è bella o molto importante dal punto di vista storico o architettonico, questa cosa fa in modo che tutto sommato la persona che va ad assistere a un concerto non vada via delusa.

F. N.: Il fatto che c’è una ricchezza architettonica.. Le piazze barocche sono le migliori, come dire.

D. P.: Probabilmente si, esatto. Questa è stata una cosa interessante. E’ quello che succede quando si va anche in uno stadio a vedere un concreto, no? L’aspetto sociale in quel caso, più che architettonico, fa in modo che nonostante si senta male, mediamente male, alla fine si vada a casa senza troppa delusione. Penso che sia un’osservazione interessante che riguardato la mia tesi.

Un’altra cosa interessante della acustica delle piazze è che la piazza è un ambiente interno ed esterno, nel senso che è fuori da casa nostra però è comunque un qualcosa di confinato, uno spazio confinato e solitamente le pareti interne della piazza sono le facciate, le pareti esterne delle case. E come soffitto c’è il cielo che è qualcosa di..

F. N.: Completamente assorbente, ah ah ah!

D. P.: Sì completamente assorbente, esatto.  L’effetto è quasi sempre una riverberazione in 2D e non in 3D, come succede in un ambiente chiuso come un teatro o un qualsiasi altro ambiente: l’acustica già di per sé suona diversa, no? Non si hanno delle riflessioni che arrivano generalmente dall’alto, poi si possono fare mille discorsi sul grado di diffusione della facciata, sul fatto che si possono aprire o chiudere le finestre per aumentare o diminuire il coefficiente di assorbimento medio..

F. N.: Le stanze diventano dei risuonatori di Helmholtz.

D. P.: Sì,  infatti una delle delle cose che non ho sviluppato e mi piacerebbe sviluppare era capire questo, questa interazione tra stanza, tra stanza che sta al di là della finestra e piazza attraverso un modello e gli elementi finiti, per capire come la stanza poteva essere vista dal punto di vista acustico e se poteva fungere da grosso risuonatore di Helmholtz oppure no. È una cosa su cui mi piacerebbe investigare.

F. N.: A naso dovrebbe funzionare da risuonatore.

D. P.: Sì poi aprendo e chiudendo pian piano le finestre si può cambiare la frequenza di risonanza.

F. N.: Il problema è coordinare tutto il vicinato.

D. P.: Si, mettere d’accordo tutti, quello è il casino vero.

F. N.: Hai fatto questo master, ti sei laureato e poi cos’è successo, cos’hai fatto?

D. P.: Prima di iscrivermi al dottorato avevo già avuto la possibilità di lavorare presso uno studio di ingegneria a Varese, all’interno del quale c’era questo consulente acustico che si chiama Lucio Visentini.

F. N.: Che salutiamo.

D. P.: Che salutiamo e che ringraziamo perché è anche lui una delle persone fondamentali nel mio percorso  di formazione, ai tempi progettava molto gli studi di registrazione, da lui ho imparato parecchio. Diciamo che il mio interesse in generale nell’acustica e in particolare nella progettazione dello studio di registrazione, anche dei teatri, sta nel fatto che da un lato c’è un amore smisurato per la musica e per i musicisti, dall’altro c’è una passione infinita nei confronti dell’architettura e l’ambiente dedicato alla musica.

L’ambiente architettonico dedicato alla musica chiaramente poteva mettere insieme queste due mie forti passioni, quindi ho cominciato da un lato, nonostante sia un ingegnere, ad approfondire sempre di più l’aspetto architettonico. Dall’altro, chiaramente attraverso al formazione legata al corso di Ferrara e poi al PHT, ad approfondire l’aspetto teorico legato all’acustica.. Quindi, una volta terminato il dottorato,  ho cercato di mettere insieme meglio che potevo questi due aspetti e fare di questo una professione.

 

Jovanotti Dario Paini

 

F. N.: Come è avvenuto il passaggio, come hai fatto a diventare anche il riferimento di  Nordio, perché a quanto pare se non ho capito male lavorate in tandem?

D. P.: Sì, ci tengo a dire anche che lui non ha l’esclusiva nei miei confronti come  io non ho l’esclusiva nei suoi confronti, però è anche vero che ultimamente in  tutti i lavori dove posso scegliere le persone, scelgo lui perché è bravo, esegue con estrema cura i dettagli che disegno. E non solo, spesso trova delle soluzioni a livello costruttivo ed esecutivo che sono molto più brillanti, dal punto di vista del montaggio, rispetto a quelle che potrei pensare io, proprio perché lui ha quella manualità, quella praticità che a me manca perché non faccio il suo lavoro.

Ho cominciato con un primo studio per un amico, Marco Conti, bravissimo musicista, poi come spesso succede visto che quello studio funzionava tutto sommato bene, da cosa nasce cosa e questo progetto mi ha portato a conoscere delle altre persone, che mi hanno permesso di progettare altri studi e così via.

Il punto di svolta se vuoi è stato rappresentato per quello che mi riguarda da Ivan Segreto, musicista di Sciacca che cinque anni fa circa mi ha chiamato e mi ha chiesto se volevo progettare il suo nuovo studio all’interno della sua abitazione, a Sciacca. Lui aveva registrato il suo disco Ampia all’interno di uno studio che avevo progettato io, quello di Gabriele D’Amora a Cernusco Lombardone, il Clockwork Studio. Lui ha registrato il disco in questo ambiente, sì è trovato bene per cui mi ha chiamato per chiedermi se volevo fare anche il suo.

L’incontro con lui è stato determinante perché lui mi ha permesso di entrare nel gruppo dei professionisti veri, senza voler togliere nulla a quello che avevo fatto prima, però mi ha permesso di conoscere, per esempio, Pino Spicchetola, Pinaxa, che è considerato uno dei più bravi fonici in Italia e non solo.

Pino mi ha chiamato per realizzare il suo studio grazie al fatto che avevo questo contatto importante, poi da questa cosa è partito tutto a un livello qualitativo più alto, perché chiaramente i requisiti di uno studio o di una regia per un fonico che produce metà delle canzoni che escono sul mercato italiano, i requisiti sono altissimi

Chiaramente non si poteva sbagliare e non si può sbagliare, le responsabilità e il grado di accuratezza sono sempre più alti e per fare questo a un certo punto ho trovato delle persone come Claudio Nordio, che mi hanno permesso di realizzare in maniera qualitativa. Ci tengo a dire che ho lavorato anche con altre persone con cui mi sono trovato comunque benissimo: Alberto Ferraris della GGP SOUND, Federico Ponti che è un altro bravissimo falegname.. Devo dire la verità , sono sempre stato fortunato da questo punto di vista.

F. N.: Non possiamo parlare male di nessuno..

D. P.: No, no, infatti, sarebbe veramente un peccato. Claudio Nordio l’ho incontrato a Carate Brianza, perché a Carate c’era lo studio della signora Caselli che lui aveva realizzato, e mi aveva chiesto di fare alcune modifiche, e quindi da lì poi ci siamo conosciuti sempre meglio e siamo andati avanti a collaborare insieme.

F. N.: Quindi ormai Paini è diventato un marchio, cioè sei diventato un marchio, un brand praticamente.

D. P.: Come il Parmigiano Reggiano. Non lo so, se lo dici tu ci credo, ci credo volentieri.

F. N.: Mi pare che tu abbia realizzato e stia realizzando dei signori studi, tu sei il professionista di riferimento del momento, quindi è bella questa cosa. È un onore per me.

D. P.: Grazie, speriamo che sia così. Non solo che sia una moda. Da parte mia, forse la chiave di lettura è, come ti dicevo prima, il mio approccio che non è soltanto acustico, per cui non mi accontento mai di fare uno studio che funzioni acusticamente o che sia uguale agli studi precedenti, ogni volta ricomincio da capo. E chiaro che ci sono delle routine, come sempre succede.

F. N.: Dei pre set.

D. P.: Dei pre set a livello di isolamento acustico, a livello di canalizzazioni audio. Però il mio approccio è quello di cercare di intuire il più possibile i gusti del committente e quindi di fare qualcosa che funzioni acusticamente perché chiaramente quello è un requisito essenziale, ma che poi piaccia al committente o alle persone che andranno a frequentare questo posto.

F. N.: Quando parli di gusti del committente, significa gusti estetici?

D. P.: Anche estetici, certo.

F. N.: Dal punto di vista sonoro, teoricamente, uno studio deve suonare bene e basta, no?

D. P.: Sì, è vero, anche, ti dico la verità, dal punto di vista acustico, ognuno ha i suoi gusti. Ti faccio un esempio: quando mi chiamò Pino Spicchetola mi diede due requisiti. Il primo era che quando uno entrava nel suo studio si doveva sentire a casa, che sembra una stupidata ma non è così scontata, perché se tu pensi a uno studio di registrazione pensi sempre a qualcosa di asettico e un po’ anonimo se vuoi, no? Pareti tutte uguali, tutte belle ovattate..

Invece lui, mi ha dato questo input che per me è importante e che mi porto sempre dietro: lui aveva capito, il musicista spesso registra parte del suo disco a casa, dove è a suo agio, si sente bene. Nella seconda fase, quella diciamo di mixaggio di raf mix si sposta ma non deve perdere questo suo sentirsi a casa, sentirsi a proprio agio.

F. N.: Anche acusticamente parlando.

D. P.: Anche acusticamente, infatti questo era il secondo requisito. Lui mi ha chiesto di realizzare una regia che non fosse eccessivamente anecoica, secca, ma che fosse sufficientemente live per dare questa sensazione di non essere in un ambiente..

F. N.: Quindi hai ottenuto dei tempi di riverbero più lunghi rispetto al solito.

D. P.: Sì, un po’ più lunghi. E’ vero che il tempo di riverbero è un parametro un po’ starno che funziona meglio in ambienti medio grandi. In ogni caso è una misura che ho fatto nel momento in cui ho collaudato lo studio. Effettivamente, se non mi ricordo male, il tempo di riverbero, le medie e frequenze dello studio di Pino era intorno agli 03 secondi contro gli 01, 02, di uno studio, di una regia classica, quasi il doppio anche se si tratta comunque di numeri piccolissimi.

F. N.: Di centesimi di secondo, certo.

D. P.: Esatto, sì. Però effettivamente le persone che hanno avuto la possibilità di entrare in questo studio, rimangono, almeno da quello che mi hanno detto – poi magari fuori, dietro parlano male, ma non credo, si verrebbe a sapere. No, è che hanno proprio questa sensazione di stare bene, e secondo me quello è un buon connubio tra l’aspetto acustico e un certo punto di controllo acustico e l’aspetto visivo, quindi estetico.

Anche qui, chiaramente, nel caso dello studio di Pino sono state fondamentali le sue dritte: “Mi piace questo, però preferirei quest’altro.. Voglio molto legno, voglio stoffa chiara..”. Sono tutti input che permettono di mettere insieme il progetto in una maniera totalmente personalizzata.

Forse in questo lavoro come in altri bisogna imparare a diventare anche un po’ psicologi, nel senso bello del termine, bisogna spesso intuire quello che magari non viene detto, capire anche dai lavori precedenti qual è l’approccio del committente, quali sono i suoi gusti, il colore preferito, questi sono input che poi..

 

Eros Ramazzotti Dario Paini

 

F. N.: Riesco a intuire quello che mi dici, però se riesci a calarmi in un esempio pratico, te ne sarei grato: cosa vuol dire ascoltare i lavori precedenti e poi cucire lo studio addosso al fonico?

D. P.: Facendo l’esempio di Pino, che comunque è un esempio molto importante, se tu ascolti i suoi mix, sono mix sempre molto puliti, molto, molto eleganti, mai eccessivi ed è così perché lui è una persona così. È una persona molto organizzata, con un approccio a non aggiungere mai troppo, almeno da quello che ho potuto osservare.

Una persona molto ordinata e quindi quello che ho intuito e che poi si è rivelata una cosa giusta è stato di progettare per lui uno spazio che fosse molto pulito dal punto di vista estetico, il più elegante possibile ma senza essere eccessivamente elegante. Per cui ho cercato di tradurre questo suo approccio alla musica.

F. N.: Come se fosse lui a creare il progetto.

D. P.: Esatto. Infatti, quello che secondo me è importante è proprio cercare il più possibile di immedesimarsi, e capire che in realtà il progetto è già nella mente del committente, in qualche modo, non come linee, come 3D ma come approccio al proprio lavoro.

F. N.: Come sensazione, sì.

D. P.: Esatto. La cosa interessante è tradurre ogni volta queste cose in linee e in forme. Ed è per questo che alla fine esce sempre un progetto diverso, perché la persona davanti a me è sempre diversa rispetto alle persone precedenti. Questa cosa rende molto più divertente il lavoro, perché se io facessi sempre studi uguali, sarebbe come andare a lavorare in fabbrica, no?

F. N.: Magari ottimizzeresti il lavoro, però..

D. P.: Sì, sicuramente farei più soldi però lavorerei meno, se vuoi. Dal mio punto di vista non sarebbe soddisfacente, perché farei qualcosa che non è dedicato alla persona che mi paga, io devo anche, come dire, onorare, no? Questa corrispondenza che è anche economica.

F. N.: I soldi sono energia, alla fine.

D. P.: E, sì, sì. Diciamo che fanno parte del processo quindi non li butto via, però deve essere tutto dedicato alla persona che mi fa lavorare. Un altro esempio è quello dello studio di Michele Canova che ho fatto contemporaneamente a quello di Pino e che sta proprio di fianco a quello di Pino..

F. N.: Alla faccia della concorrenza, ah ah ah!

D. P.: Hanno deciso di prendere questo spazio insieme, sono molto legati. Una delle cose che mi ha detto è stato: “Io voglio entrare nello studio ed essere nervoso, ma nel senso buono, nel senso che questa iperattività mi permette di essere molto più creativo.” e mi ha dato, veramente, carta bianca.

Se vuoi ti racconto un aneddoto. Sai che lui è anche produttore di Jovanotti, mi ricordo che mi ha scritto una mail del tipo: ”Come dice Lorenzo  Mi fido di te. “ io gli ho risposto: “Sì ma guarda che la canzone va avanti con Che cosa sei disposto a perdere?” e lui mi ha scritto: “ Spero non la faccia. Non la faccia.”. M ha dato carta bianca e mi ha permesso prima di tutto di realizzare uno studio diverso da quello di Pino, che stava veramente a 5 metri di distanza, con caratteristiche acustiche e visive completamente diverse. Lo studio funziona bene perché a lui interessavano quei requisiti, acustici ed estetici, ho lavorato con lui in questo senso.

F. N.: Wow, bello. Interessante il tuo lavoro.

D. P.: Ho anche altri esempi, altri aneddoti..

F. N.: Se ne hai qualcuno già pronto puoi spararlo tranquillamente.

D. P.: Chiaramente adesso che l’ho detto non ce l’ho.

F. N.: Tranquillo, ti faccio un’altra domanda. C’è spazio nel tuo settore lavorativo? Se c’è qualche giovane ingegnere che si sta guardando attorno, potrebbe essere questa una strada da percorrere, secondo te?

D. P.: Allora, nel mio interesse ti direi di no.

F. N.: Siccome sei una persona corretta, perché..

D. P.: Guarda, quello della musica è un ambiente stranissimo, nel senso che la musica, o meglio, l’ambiente musicale o il mercato musicale è in crisi da tantissimo e lo sappiamo tutti, no? Da quando esistono i masterizzatori, probabilmente.

F. N.: Dai due per, diciamo in poi..

D. P.: E già, dai due per, giusto, sì. Nonostante questo e nonostante la crisi generale dell’economia, all’interno della musica c’è una caratteristica fondamentale che non c’è in altri settori: è la passione sfrenata, ma proprio sfrenata. Alla fine, se uno è veramente interessato a fare musica o produrre musica, trova in tutti i modi e i mezzi, anche pochi, però li trova, per farsi un suo ambiente e chiedere a una persona, che posso essere io o possono essere altre persone, di progettare lo studio che gli permetta di produrre musica in maniera decente o molto buona.

Quindi, nonostante tutte le crisi del mondo che ci sono in giro, c’è questa volontà di fare sacrifici pur di non rinunciare a un minimo di qualità acustica, questo sì.

 

paini.eu

 

Per fare il mio lavoro, però, l’aspetto acustico, come ti dicevo prima, è solo metà della cosa, perché ci vuole un approccio architettonico che ti permetta di fare il salto di qualità. Diciamo che se ci si accontenta di fare sale prova, o piccoli studi, dove i requisiti non sono nient’altro che acustici, allora va benissimo, ma secondo me non si è neanche progettisti ma consulenti.

Ti faccio un esempio stupido, ti servono 5 pannelli ricoperti di stoffa con dietro lana minerale e quattro Tube Traps che puoi comprare sul sito X, li compri già fatti o te li produci e fai un lavoro decente da un punto di vista acustico, però è qualcosa che non permette di stare anche bene visivamente in uno studio. Diventa, passami il termine, una cantina o un garage trattato bene, però rimane un garage, capisci?

È qualcosa che rimane a un livello medio basso. Se invece vuoi fare qualcosa di serio devi avere anche un approccio architettonico, per quello che mi riguarda. Magari altri la pensano in modo diverso da me, però questo è quello che sento.

F. N.: Va bene, a questo punto io ti chiederei di raccontarci quali sono i tipi di regia più classici, aiutarci a capire, se ci troviamo in uno studio, che tipo regia è e che tipo di acustica ci possiamo aspettare. Dopodiché mi piacerebbe chiederti alcune, alcuni consigli dal punto di vista acustico per l’organizzazione per l’appunto di uno studio: una piccola consulenza.

Prima di entrare nel vivo di questa discussione, salutiamo i ragazzi che rimangono all’esterno e rimaniamo in compagnia solo dei nostri allievi di Recording Turbo System.

Se non sei ancora iscritto a Recording Turbo System iscriviti adesso. Potrai continuare a seguire questa intervista e tutte le altre interviste del ciclo Summer Productive e poi, all’interno del primo mese di iscrizione, troverai una valangata di materiale didattico introduttivo al mondo del recording, che a detta dei nostri Allievi sono molto utili.

D. P.: Bene, bene. Grazie.

F. N.: Tra l’altro, hai avuto modo di accedere? Ti abbiamo sbloccato l’accesso se non mi ricordo male. Se non hai ricevuto la mail ti sblocchiamo subito l’accesso. Così puoi scaricarti la tua intervista e tutte le altre. Ok?

D. P.: La faccio vedere a mia mamma, così è contenta.

F. N.: Va bene. Ci vediamo dall’altra parte. Ciao a tutti!

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