Christian Rigano: shynt e Ableton Live per un tastierista fuoriclasse

 

Francesco Nano: Buongiorno a tutti, benvenuti su Scuolasuono.it, io sono Francesco Nano. Ben trovati con questa nuova intervista del ciclo Scuolasuono Productive. Oggi abbiamo l’onore e l’occasione di fare una bella chiacchierata con Christian Rigano, ciao Christian.

Christian Rigano: Ciao Francesco.

F.N.: Vedete due personaggi, infatti. Uno l’abbiamo già incontrato in un’intervista precedente, l’autore e fautore del Music Making 3.0, Enrico Brun, che accompagna Christian in questa intervista.

Enrico Brun: Ciao a tutti.

F.N.: Attuale tastierista di Jovanotti.

C.R.: Yes, yeah.

F.N.: Allora, come abbiamo detto prima Enrico, ti chiameremo per intervenire. Adesso rimaniamo in compagnia di Christian. Allora, Christian, raccontaci quella che è la tua esperienza per sommi capi. Come si è svolta fino ad adesso la tua carriera professionale, come sei nato e cresciuto nel mondo della musica.

C.R.: Sì, certo. Guarda, io avevo mio padre che suonava in casa, per cui sono sempre stato circondato di strumenti, dischi eccetera. Quindi, fin da bambino ho sviluppato un interesse per la musica, che non è mai stato imposto da mio padre. È sempre stato bravo, in questo, non me l’ha mai imposto, non ha mai detto ascolta, devi fare, devi suonare.. Mi ha sempre incuriosito, e questa è stata la cosa buona di mio padre.

F.N.: Come ha fatto a incuriosirti, cosa faceva?

C.R.: Ho subito il fascino di tutte le robe che aveva attorno: l’amplificatore, il basso della Fender in soggiorno col jazz bass, le chitarre acustiche Gibson, i vinili, l’impianto hi-fi figo per cui, già da piccolo mettevo su i dischi di mio padre, i Beatles.. Ed ero già preso benissimo. Poi sono arrivati gli anni ’80 e lì ho fatto il salto vero, nel senso che ho cominciato a vedere la musica come una passione più seria.

 

Scuolasuono.it - Cristian Rigano

 

Ho cominciato a vedere le band synth-pop, tipo Depeche Mode, Duran Duran e ho detto: “Cazzo io voglio fare, io devo fare sta roba qua.!”. Mi sono appassionato ai synth, ho cominciato a comprare le prime attrezzature, a farmi regalare le prime tastierine Casio, sai robe così. Insomma, ho cominciato a farlo un po’ più seriamente, ho cominciato a studiare musica e ad approcciarmi alla musica.

In seguito ho fatto anche un po’ di anni di Conservatorio, anche se lo facevo un po’ a fatica perché c’era tanto da studiare, bisognava essere ligi al dovere, io invece ero uno spirito libero.. Comunque, sì, ho cominciato ad avere i miei primi gruppi.
Ho avuto un insegnante fantastico, tra l’altro di Trieste, che ora non c’è più, è passato a miglior vita. Era un mitico triestino,  mi ha introdotto al mondo del jazz. Si chiamava..

F.N.: Ci verrà in mente durante la chiacchierata.

C.R.: Io sono negato per i nomi, scusate. Vallisneri, Franco Vallisneri. Mi sono formato, tra gli studi classici e queste lezioni private da cui andavo e ho cominciato a fare le serate con i gruppi, a suonare in giro. Poi ho incontrato Elisa, che a quei tempi stava cercando di mettere in piedi un suo repertorio, di far le sue cose, aveva i contatti con Caterina Caselli e siamo andati insieme a fare il primo provino da lei. Piano e voce, l’abbiamo fatto io ed Elisa. E da lì è partita la cosa, ho cominciato a suonare con lei, ho fatto il primo tour con lei, ho cominciato ad andare in giro e a farmi conoscere e da lì sono arrivati i primi palchi importanti.
Quell’anno abbiamo fatto un sacco di cose belle, i festival, aprivamo i concerti di Eros Ramazzotti in Europa, abbiamo fatto il Primo Maggio a Roma.

Poi ho conosciuto, agli inizi degli anni Duemila, Michele Canova, che è attualmente uno dei principali produttori italiani, ma all’epoca era ancora un pischello, però aveva appena prodotto il primo disco di Tiziano Ferro, e da lì è partita un’altra storia molto bella con lui, con Tiziano Ferro, con il quale ho suonato in tutti i tour, fin dall’inizio. E poi è iniziata questa grande collaborazione con Michele, che nel frattempo è cresciuto sempre più ed è diventato un produttore molto importante. Ho fatto un sacco di dischi con lui, in studio: Ramazzotti, Giorgia, Biagio Antonacci, Jovanotti, Max Pezzali, Giusy Ferreri.. Tantissime cose.

F.N.: Diciamo che sei un riferimento per Canova.

C.R.: Lo dico con piacere, perché è una persona che stimo moltissimo. È un grandissimo professionista, un grande appassionato di musica. Ha una bellissima energia quando fa le cose. È veramente un piacere lavorare con lui. E questo è quanto. Un altro grande incontro è avvenuto nel 2005, quando ho incontrato Lorenzo Jovanotti. Da lì ho iniziato a suonare con lui e da allora sono sempre rimasto nella band, che è una cosa abbastanza rara, perché lui i tastieristi li ha sempre cambiati.
Invece siamo rimasti io e l’altro tastierista, Franco Santelmecchi: io mi occupo della parte synth, elettronica, computer mentre l’altro si occupa più delle cose classiche, tra virgolette, come il pianoforte, l’organo. Siamo dal 2005 insieme a lui, abbiamo creato questo team affiatatissimo che funziona molto bene. Questo, a grandi linee, è quanto.

 

Jovanotti e Christian Rigano

 

F.N.: Il tuo percorso per me è molto interessante: vedere che, comunque, un ragazzo semplice, tra virgolette, delle mie zone.. Perché tu non sei tanto distante da me, di dove sei?

C.R.: In questo momento siamo a Ronchi dei Legionari.

F.N.: Ronchi, a casa di mio padre, praticamente. Ecco, è bello vedere che una persona dei nostri riesce ad emergere. Vorrei farti una domanda diretta, una domanda degli studenti, di chi studia tastiera. Allora, la prima è: non occorre fare il Conservatorio per suonare ad alti livelli? La seconda è: come si diventa tastierista di Jovanotti?

C.R.: Non occorre fare il Conservatorio, no, sono l’esempio vivente. Nel senso: occorre fare il Conservatorio, probabilmente, se vuoi seguire un percorso di musica classica, per suonare quel tipo di robe là devi avere una grande padronanza dello strumento, suonare un casino, conoscere quel tipo di mondo, di repertorio eccetera. Ma se poi ti ritrovi a voler fare tutt’altro come ho fatto io.. Alla fine sapevo sin dall’inizio che non mi interessava il mondo della musica classica, quindi, a quel punto.. Cioè, alt, non serve fare il Conservatorio, ma serve studiare, secondo me è fondamentale avere delle conoscenze musicali e sapere sempre, in ogni momento, dove muoversi a livello armonico. Questo sì, è fondamentale.

F.N.: Quindi, bisogna avere basi teoriche.

C.R.: Secondo me sì, altrimenti si è, in qualche modo, limitati, sempre. Bene o male magari ce la si può fare comunque, ma capiterà sempre, prima o poi, il momento in cui viene fuori il limite e la lacuna. Per cui sì, secondo me sì, è fondamentale avere comunque delle basi teoriche, però non per forza bisogna fare il Conservatorio.

Attualmente c’è tanta roba, forse migliore, in giro. Non per la musica classica, non me ne vogliano quelli che fanno il Conservatorio. Non sto assolutamente parlando male del Conservatorio. Dico semplicemente che, per chi segue un percorso più moderno, chiamiamolo così, o pop, non è assolutamente una tappa fondamentale.

F.N.: Chiaro. Se vuoi provare a sintetizzare le conoscenze teoriche servono per vivere nel mondo professionale, riesci a farci un quadro?

C.R.: Io dal pianoforte e dalla tastiera penso che il pianoforte ha questo grosso vantaggio di avere la visualizzazione dell’armonia e di tutto quanto. Infatti, a molti di quelli che studiano anche strumenti a fiato o violino, per esempio, gli fanno studiare il pianoforte complementare, no? Perché il pianoforte ti dà la visione delle cose. Visualizzi le scale davanti agli occhi, le armonie, e questo secondo me è importante, questo serve sempre quando si arrangia, quando si compone.

Sì, alla fine è importante. Anche quando fai degli arrangiamenti o, che ne so, devi armonizzare, creare una parte di archi, contrappunto: se hai le conoscenze armoniche, non dico che devi avere per forza il diploma di arrangiamento, ma hai le conoscenze base e un minimo di idea di quello che devi fare e lo puoi fare.
Soprattutto con i mezzi che ci sono adesso, con i computer, eccetera, dove ti puoi subito rendere conto, e prepari già i suoni giusti, no? Violoncello, contrabbasso, violino, viola.. Li metti insieme e senti subito se funziona o se non funziona. Cosa che, magari, una volta non lo si poteva fare fino a quando non ci si ritrovava con i quattro musicisti davanti, a fargli provare le parti.

F.N.: E dal punto di vista tecnico, invece? Quanto è importante la tecnica vera e propria?

C.R.: Se suoni, in qualche modo devi saper suonare. Poi c’è chi fa la scelta di suonare meno, nel senso che si specializza più a programmare, a diventare programmatore software, intendo programmazione musicale: che so, programmazione di beat, di ritmiche, di synth, di arpeggiatori e in quel caso è meno necessario saper suonare. Però io vedo anche il video di tutti questi DJ del momento, questi DJ europei che fanno queste hit mostruose, molto forti, e se guardi le loro interviste sanno tutti suonare. Tutti. Tutti hanno l’idea di armonia, sanno suonare le tastiere, il pianoforte e buttano giù le idee, suonano. Delman, Nicky Romero.. tutti quanti. Per cui mi sembra che sia fondamentale.

F.N.: Ok, quindi anche nel mondo dell’elettronica..

C.R.: Suonare mi sembra fondamentale.

F.N.: È interessante per chi vuole approcciarsi a questo mondo. Come si prepara un concerto? A livello tecnico, di preparazione, vuoi dirci il tuo punto di vista?

C.R.: Ti racconto cosa c’è dietro a questo tour, che, comunque, è una roba di dimensioni abbastanza notevoli.

F.N.: Notevoli, sì.

C.R.: Stiamo suonando negli stadi, abbiamo suonato davanti a un sacco di gente. A Milano abbiamo suonato davanti a 90 mila persone, nelle due serate, 50 mila una e 40 mila l’altra. A Roma 60 mila, per cui stiamo suonando in posti giganteschi, con palchi mostruosi, cioè, è tutto all’ennesima potenza, no?

F.N.: Ti trovi a tuo agio in questo mondo galattico?

C.R.: Ma sì, sì, alla fine..

F.N.: Ti sei intimorito quando ti ci sei trovato, oppure ci sguazzi dentro, fin da subito?

C.R.: Secondo me il timore è più quando pensi, alle prove dentro una stanza e immagini che suonerai davanti a 60 mila persone, ti sembra impossibile, no? E poi, invece, ti ritrovi  alle 60 mila persone e.. Non so come dire, funziona tutto, va tutto bene, stai suonando, la gente si diverte. E’ più facile di quanto sembra, voglio dire.

 

Christian Rigano

 

F.N.: Ci raccontavi cosa sta dietro a questo tour.

C.R.: C’è stata una lunga preparazione, dietro a questo tour. C’è stata una prima fase dove siamo andati a New York, perché adesso Lorenzo abita a New York, ha anche la figlia che va a scuola là. Siamo andati a New York da lui, io e il chitarrista Riccardo Nori, e insieme a Lorenzo abbiamo fatto due settimane di pre-produzione. Ci siamo proprio messi a pensare a quali sarebbero i pezzi possibili, ai ri arrangiamenti, a far versioni: provavamo a buttare giù, a lasciarci andare liberi. Programmazioni di beat nuovi, arrangiamenti, anche ascoltar musica, dischi. Abbiamo fatto due settimane così. Dopodiché siamo ritornati in Italia.

F.N.: No, no, aspetta, non pensare di cavartela così, sulla pre-produzione. È interessantissima questa cosa: due settimane, dacci qualche aneddoto in più. Che energia viene fuori, come si lavora?

C.R.: Lorenzo è un vulcano. Stare insieme a lui dalla mattina alla sera arrivi a fine giornata che sei veramente stanco perché lui è un vulcano, veramente, è la parola che lo sintetizza meglio di tutto. Lui butta fuori in continuazione: “Senti questo, senti qua, no facciamo questo, senti questo che figata. Vai questo, vai bello, eh!” tutto il giorno così. Per cui è molto stimolante lavorare con lui, molto. Poi, la roba bella è che lui è un entusiasta, non c’è mai un momento di dark, di buio, è sempre molto up, e questo è molto bello anche se, in realtà, quando poi si tratta di dire questo va bene, questo non va bene è anche molto lucido. Per cui è bello, è molto stimolante lavorare con lui.

F.N.: Si lavora meglio in pre-produzione, in tre, o è meglio avere una band più completa?

C.R.: Questa è una bella domanda. Guarda, ne parlavamo anche tra di noi e dicevamo com’è, certe volte, un casino in sala prove, quando si è in tanti e tutti quando viene fuori un’idea ci mettono del loro, ma non sempre questa è una roba positiva. A volte sì, a volte, se ognuno ci mette del suo, si crea un’alchimia e viene fuori una figata, altre volte, invece, si scatena il caos.

Abbiamo constatato proprio questo, certe robe son rimaste esattamente come le abbiamo fatte noi in tre, in pre-produzione, perché lì avevamo centrato meglio, messo a fuoco qual era l’obiettivo ed era più giusto, alla fine. Le stiamo suonando adesso, praticamente, com’erano nate lì. Non ti so dare una risposta, forse si lavora meglio in tre. Perciò certe robe magari in tre non vengono fuori, vengono solo suonandole tutte insieme in sala prove. Non c’è una regola secondo me.

F.N.: Non c’è una regola, però è comunque interessante il fatto che anche in una band ci possa essere un nucleo centrale di elementi che struttura, fa pre-pre-produzione e poi magari si lavora insieme al resto della band. Si dà già una direzione, no?

C.R.: Certo, certo. Secondo me in generale è così nelle band che funzionano. C’è sempre un nucleo compositivo che dà gli input e poi gli altri che si aggiungono.

F.N.: Ok, quindi, dopo questa prima fase di pre-produzione cos’è successo?

C.R.: Siamo andati tutti a Cortona, che è la casa natale di Lorenzo, dove abita lui, in Toscana. Siamo stati quasi un mese a provare, tutti quanti insieme, dentro una fortezza bellissima, rinchiusi proprio dentro, in galera. E’ stato molto bello perché abbiamo trasportato tutta questa roba che avevamo pensato in maniera più elettronica, in tre, e in sala prove abbiamo suonato tutti quanti insieme. A un certo punto si sono aggiunti anche i fiati, perché abbiamo anche una sezione fiati, vera, arrivati nell’ultima settimana, negli ultimi dieci giorni.

 

Jovanotti e Christian Rigano

 

Pian piano abbiamo visto crescere ‘sta roba, è partita da un embrione che si è espanso sempre più. A quel punto, dopo un mese e mezzo di lavoro, avevamo questo repertorio pronto. Si trattava di capire bene come spalmarlo, nell’arco di un concerto, come distribuire bene i pezzi e fare una bella scaletta. In questo Lorenzo è molto forte, perché lui è un ex disc-jockey, ha proprio la testa del DJ, sa far funzionare la scaletta in maniera giusta.

Da lì ci siamo trasferiti ad Ancona dove abbiamo montato tutta la struttura: il palcone, il mostro con le luci, gli schermi e tutto quanto e abbiamo provato lo spettacolo, quindi la scaletta, le luci con gli schermi, i sinc sui video in modo da far girare lo spettacolo e che tutto funzioni. Perché comunque c’è una sincronia, è una macchina che deve funzionare in vari settori: le luci sincronizzate ai video, agli schermi, a noi, ai movimenti sul palco, gli spostamenti.  Siamo partiti il 7 giugno con la prima data. Devo dire che abbiamo avuto una buonissima risposta di pubblico, molto bello, un’esperienza di pubblico bellissima.

F.N.: Quanto siete, passami il termine, ingabbiati sulla stesura? Nel senso, avete anche libertà di movimento o è tutto basato su..

C.R.: Questa è una domanda molto interessante. Abbiamo studiato un sistema con Lorenzo, in modo che lui, su certi pezzi, può essere totalmente libero. Lui ci fa dei segnali, certe volte ci conta, addirittura, proprio al microfono “one two tree four” e passiamo su un altro pezzo: da A andiamo a B e siamo totalmente liberi, e questo lo posso fare grazie ad Ableton Live e, usandolo nella maniera session, non nella maniera arrangement, rimango totalmente libero da ogni stesura rimanendo sempre sincronizzato ai video, alle luci, a tutto quello che ci segue.

F.N.: Al DJ immagino, no?

C.R.: Praticamente, io ho registrato, adesso non vorrei andare troppo sul tecnico, però magari a qualcuno interessa..

F.N.: Possiamo andarci.

C.R.: Sì, ok. Ho registrato un segnale SMPTE, audio, che viaggia assieme alle altre tracce audio. Quando saltiamo da un punto all’altro, per esempio da un punto A a un punto B, che potrebbe essere strofa e ritornello – in modo che, soprattutto quando ci sono le parti tappate Lorenzo può fare una strofa libera, può andare lungo quanto vuole – a un certo punto chiama il ritornello, io switcho sull’altro e a quel punto anche l’SMPTE dà un nuovo segnale di start, che è sempre quello, in quel punto, per cui anche le luci si risincronizzano.

F.N.: Ah, certo.

C.R.: Funziona.

F.N.: Ci dev’essere un bel po’ di preparazione, dietro a tutto questo, immagino.

C.R.: C’è, ci abbiamo messo un mese e mezzo per fare ‘sta roba. Però alla fine paga.

F.N.: Bello! Allora, noi ci stiamo avvicinando alla chiusura della prima parte di questa intervista. Tra un po’ rimarremo in compagnia solamente degli iscritti al nostro corso e richiamiamo un attimo il nostro amico Enrico. Eccolo qua!

E.B.: Veramente sono qua per caso, perché ogni tanto, quanto Christian ha 24 ore giuste di day off ci vediamo e suoniamo. Mi dà dei consigli, insomma, ne approfittiamo.

C.R.: Anche lui è molto aggiornato, sempre, sui software..

F.N.: È il personaggio più aggiornato del mondo, che io sappia.

E.B.: Forse sono più alto uno scambio di notizie e di novità.

F.N.: Ecco, quanto è importante uno scambio di questo tipo?

E.B.: È molto importante, perché non si finisce mai di imparare, soprattutto se si ha la fortuna di avere, a pochi chilometri da casa, il signor professionista. Quindi, mi sembra giusto, e poi uno scopre anche delle gran belle persone.

F.N.: Ecco, invece, vorrei farti delle domande al contrario. Nel senso, una persona come Enrico tu come la vedi? Ovviamente, siete su due piani professionali differenti. No, non è che uno sia meglio o peggio, però tu fai certe esperienze, fai certi palchi, lui ne fa altri. Quindi, è un po’ un ricambiare i favori della vita, nell’accettare una persona, forse meno esperta di te.

 

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C.R.: Sicuramente sì, lo scopo degli incontri è anche questo, io comunque cerco di trasmettergli quella che è la mia esperienza, sia in studio che nei rapporti con le persone, nel suonare in generale. E’ stimolante, perché in cambio ho una persona molto aggiornata. E poi è uno giovane, no?

E.B.: Teoricamente.

F.N.: Il tempo passa per tutti, Enrico, tranquillo.

C.R.: Questo scambio reciproco, insomma, no?

F.N.: Va bene, chiudiamo qua la nostra prima parte dell’intervista. Rimaniamo con gli amici di Recording Turbo System, il corso on line per tecnico del suono, ti chiederò alcuni dettagli sulla tua strumentazione, vedo che sei nel tuo home studio simpatico, però mi hai detto che il bello è tutto sparso in giro.

C.R.: Sì, posso mandarti delle foto, tanto quelle non dovrebbero pesare tanto, così ti faccio vedere il set up che uso con Lorenzo. Allora, foto set up.

F.N.: Va bene, intanto saluto tutti, rimaniamo solamente con gli allievi di Recording Turbo System. Ciao a tutti da Francesco Nano, ciao a Christian.

C.R.: Ciao!

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